I perché dei bambini sono infiniti, soprattutto negli anni appena prima della scuola. Tante domande che spesso mettono in crisi mamma e papà, che della scuola hanno ricordi vaghi e lontani, mentre i pargoli non danno tregua: “Perché il cielo è blu?”, “Come fanno gli uccelli a volare?”, “Di cosa è fatto l’arcobaleno?”.

Come rispondere? Secondo una ricerca dell’ente Big Bang Fair, che in Inghilterra si occupa di divulgazione scientifica per ragazzi, i genitori finiscono alle corde molto facilmente e pur di non ammettere di non averne la minima idea (e qui sta il primo errore) combinano di tutto: inventano (21 per cento), prendono tempo (31 per cento), scaricano la patata bollente all’altro genitore (16 per cento). Una vera e propria casistica di ciò che non si dovrebbe fare.

Il suggerimento di Brian Cox, il Piero Angela britannico, è invece approfittare della domanda e della lacuna per scoprire insieme la risposta: non è il caso di essere terrorizzati dal non saper rispondere, perché i figli non smetteranno di avere stima dei genitori nel momento in cui scoprono che non sono onniscienti (quello lo scoprono abbastanza in fretta quando cominciano la scuola), ma soltanto quando li vedono arrendersi.

Quindi, ecco due suggerimenti:

1. Vedere assieme le trasmissioni di divulgazione scientifica e acquistare ogni tanto del materiale didattico appositamente pensato per l’età dei figli. Spesso sono realizzati bene e tra l’altro sono un’alternativa ai soliti cartoni.

2. Alla domanda apparentemente semplice ma complicata (esempio classico: “Perché l’acqua è bagnata?”), rispondere: «Amore, sai che non lo so? Me lo sono sempre chiesto anche io, ti va se proviamo a scoprirlo insieme?»

Ciascun genitore ha la sua classifica di domande terribili dei figli, comprese quelle sessuali che mettono sempre in imbarazzo. Condividetele qui nello spazio commenti. Magari potrà essere utile a qualche neo genitore sapere come ve la siete cavata.

Fonte: Big Bang UK Young Scientist