Da qualche giorno la protesta dei precari si muove compatta, tra il palazzo della Camera e quello del Senato. Una manifestazione che ha assunto toni tesi e nervosi con il lancio di verdure, petardi e oggetti contro la polizia schierata in tenuta antisommossa. Tra le fila del corteo alcune persone in borghese hanno agito con violenza contro manifestanti e giornalisti, con l’unico scopo di aumentare la tensione e l’ira.

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I precari della scuola, dell’università e della pubblica amministrazione da martedì agitano cartelli e bandiere davanti a Montecitorio, gridando un unico slogan all’indirizzo del Governo: “dimissioni, dimissioni”. Una protesta che si basa sull’esasperazione di moltissimi giovani costretti a vivere nella più totale incertezza. Inasprita dagli ultimi insulti del Ministro Brunetta, che li ha definiti “l’Italia peggiore”.

La manifestazione si è svolta fuori dal palazzo mentre in Parlamento il Premier, Silvio Berlusconi, teneva la sua arringa di governo sollecitata dal Presidente Giorgio Napolitano che esigeva una verifica di governo. Queste le parole di Berlusconi:

“La maggioranza anche alla Camera c’è: ed è forte e coesa, in grado di garantire la governabilità e portare a termine la legislatura realizzando il programma di riforme di questo governo. Il voto di fiducia di ieri sul dl sviluppo ci ha portato per la prima volta negli ultimi mesi a quota 317, un deputato in più, dunque, oltre la soglia della maggioranza assoluta anche in questo ramo del parlamento”.

Una protesta dai toni accesi fomentata dall’esasperazione e dalla delusione di ritrovarsi precari e senza una reale certezza per quanto riguarda il futuro. Le parole dei manifestanti non si rivolgono solo al Governo, ma anche nei confronti dei sindacati e dei partiti colpevoli di una quasi totale assenza. Come sostengono loro stessi, anticipando uno sciopero generale a luglio:

“I precari non ci stanno più a fare i comprimari, le vittime sacrificali destinate a pagare i costi della crisi. D’ora in poi saranno protagonisti e vorranno delle risposte concrete a un problema, quello della precarietà, che nessun governo può pensare di eludere senza costi sociali altissimi”.