Mentre il nostro paese è indietro anni luce dal trovare un accordo sulle coppie omosessuali, le produzioni hollywoodiane sembrano avere le idee molto chiare; il sesso dei genitori non importa: i ragazzi stanno bene. È questo il titolo del nuovo film di Lisa Cholodenko incentrato su un nucleo familiare formato da due mamme, Anette Bening e Julianne Moore, e i loro due figli adolescenti, Joni e Laser. La pellicola non vuole essere un film a tematica LGBT bensì un ritratto di una famiglia come tante, con i suoi pregi e difetti.

Lisa Cholodenko del resto aveva già diretto “The L Word“, il telefilm cult targato Showtime, in cui sono presenti le due mamme Bette e Tina. Anche in questo caso quello che importa veramente agli autori della serie non è enfatizzare il ruolo di madri gay, ma raccontare un percorso di crescita: dalla decisione di avere un figlio, fino al concepimento, passando per la crescita della figlia, tutto quello che ci viene mostrato sullo schermo è un racconto vicino a quello di tante coppie eterosessuali.

Galleria di immagini: Le famiglie LGBT al cinema e in TV

Nel mostrarci queste realtà la televisione è stata quasi avanguardistica: prima di “The L Word” e “Queer as Folk USA” il piccolo schermo aveva già dimostrato di voler raccontare la maternità omosessuale nel film HBO “Women” (2000) con protagoniste Ellen DeGeneres e Sharon Stone alle prese con l’inseminazione artificiale.

Inoltre, sempre nel 2000, il regista John Schlesinger  porta al cinema “Sai che c’è di nuovo?” una commedia, poco riuscita, incentrata sulla coppia Everett-Madonna, lui gay e lei etero,  la quale si ritrova a dover crescere un figlio insieme.

Ma è sempre la serialità statunitense a portare sotto i riflettori nuclei familiari convincenti: dal becchino David Fisher, interpretato da Michael C. Hall, in “Six Feet Under” fino a “Will & Grace” passando per la coppia formata da Matthew Rhys e Luke McFaekland in “Brothers & Sisters”, i telespettattori si sono trovati davanti a famiglie LGBT molto più solide di altre “famiglie tradizionali”.

E se pensate che i lungometraggi d’animazione siano esenti dal rispecchiare la società odierna vi sbagliate di grosso: l’animatore Andrea Deja ha recentemente dichiarato che è solo una questione di tempo prima che il pubblico incontri una famiglia gay anche nei film Disney.

“Credo che una volta che i direttori della Disney troveranno la storia giusta con quel tipo di concetto, lo faranno. Ciò che è importante è avere la storia giusta”

Sembra quindi che Hollywood abbia abbandonato il suo status di fabbrica dei sogni per promuovere uno spettacolo cinematografico/televisivo più vicino alle famiglie di oggi in cui i ragazzi stanno, inequivocabilmente,  bene.