Una delle caratteristiche principali della Pixar è da sempre quella di avere un unico obiettivo, che consiste nel mettere il pubblico al primo posto, alla Pixar sostengono che i procedimenti di lavorazione sono sempre gli stessi, per completare una sceneggiatura proprio come cinquanta anni fa si impiegano più di due anni.

Intorno alla compagnia girano tantissime leggende sullo sviluppo e la nascita della storie; una di queste racconta che le idee nascono durante gli affollati pranzi della mensa aziendale, in realtà il gruppo di progettazione continua a sostenere che la reale forza creativa deriva dalla compattezza e dall’unione di tutti i collaboratori.

Pete Docter il regista dice che il vecchietto Carl, è un misto fra Spencer Tracy, Walter Matthau, Richard Widmark e altri maestri del cinema americano, il resto è stato preso dagli anziani conosciuti.

Per quanto riguarda il bambino, il regista sostiene di essersi ispirato a due bambini veri; uno è l’amichetto del figlio che si chiama proprio come il protagonista Russell, e che quando viene a casa si presenta dicendomi.

Ciao mister Docter, ti sono mancato?

Del suo lavoro dice che il suo compito è quello di occuparsi del casting, delle voci, creare delle emozioni che trapelino dai volti dei loro personaggi grazie ad un espressione o un movimento. Le sue fonti di ispirazione derivano dal grande maestro Miyazaki, che dice di amare profondamente per la poesia che riesce a trasmettere attraverso le sue meravigliose immagini.

Jonas Rivera il produttore di Up, ultimo nato in caso Pixar ci spiega delle riunioni alle quali partecipano tutti i vertici aziendali, ma che nonostante ciò il gruppo di lavoro è lasciato libero di sfogare la propria creatività, il motto di Jonas Rivera è:

La creatura deve rivelare il suo creatore

E chiude il tutto, ammettendo che in ogni produzione c’è qualcosa delle nostre vite private, in Up ci sono i nostri nonni, o il ricordo che ne avevamo.