Una critica aspra e dura che viene dall’interno. Si tratta della polemica che ha investito la sigla speciale dell’ultima puntata statunitense de “I Simpson“. La sigla, che com’è noto cambia in alcuni particolari per ogni puntata, è stata firmata da Banksy.

Banksy è lo street artist inglese che vuole restare anonimo, tanto che non si conosce con certezza neppure il suo anno di nascita: di lui si sa solo che è nato a Bristol e con i suoi lavori cerca di ricreare un modo migliore attraverso l’arte. In un mondo dove tutti cercano di apparire, lui resta senza volto a risvegliare le coscienze.

Stavolta è proprio un dilemma etico abbastanza potente a fare da tematica alla sigla della famiglia gialla più famosa della TV: la Fox ha appena trasferito una grossa fetta della produzione de “I Simpson” in Corea del Sud, non è esattamente la patria dei diritti sul lavoro.

Nella sigla si vedono all’opera, in una grigia catena di montaggio, una serie di disegnatori asiatici tutti uguali, coadiuvati da bambini che si muovono in uno scenario di ossa umane abbandonate, squallore, sfruttamento di animali rari e in via d’estinzione, uccisione dei più comuni animaletti da compagnia.

Una maniera per lo show di parlare di quello che gli autori non hanno affatto gradito. A sua volta, infatti, anche all’interno della Fox si sta discutendo di questa controversa sigla. Un’introduzione in perfetto stile americano: ognuno contesta e viene contestato, ma alla fine si fa tutto alla luce del primo emendamento.