Ve la ricordate “quella gran cula di Cenerentola“? I sogni son desideri di qua, i sogni son desideri di là, e da povera sguattera sfruttata da matrigna e sorellastre si ritrova al fianco del principe azzurro dal sorriso bianco smagliante neanche la pubblicità del dentifricio. Grazie a Miss Cenerella nell’immaginario comune, infantile e non, riuscire ad esaudire un desiderio equivale a raggiungere uno spicchio di felicità. Almeno fino a quando non arriva il solito fastidiosissimo ricercatore di turno pronto a smontare qualsivoglia certezza.

Dopo il sesso che non fa dimagrire e il mangiar sano che non fa necessariamente bene alla salute, arriva la nuova notizia stroncante: esaudire un desiderio non regala affatto gioia, anzi, la felicità sarebbe desiderio, non possesso. Lo affermerebbe Marsha Richins della University of Missouri.

La suddetta signorina ha ”misurato” in un gruppo di persone il livello individuale di materialismo esaminando i loro stati d’animo prima e dopo una spesa importante, per l’acquisto di un oggetto dei loro desideri. Ne è emerso che, qualsiasi fosse l’acquisto da fare, poco cambia: gli stati d’animo pre-acquisto sono sempre di aspettativa, felicità, ottimismo, fiducia che quell’acquisto comunque migliorerà la loro vita e la cambierà sensibilmente. Ma questi sentimenti scemano praticamente subito dopo aver fatto l’acquisto.

La conclusione giunge repentina: uomini, lasciate le vostre donne bramare quel braccialetto tutto tempestato di diamanti perché non appena glielo regalerete, se mai glielo regalerete, la priverete di una felicità immensa, quello di sognarlo al suo braccio. E non ditemi che non vi regalo delle scuse perfette.