Un’industria che da sola vale qualcosa come 16 miliardi di euro, dando lavoro a circa 17.000 aziende e 300.000 dipendenti. Sono questi i numeri che riguardano il settore della cultura in Italia, un settore che vede coinvolta la produzione artistica di diversi media quali cinema, home video, musica, videogiochi, produzioni televisive, editoria e stampa specializzata.

Un settore abbastanza florido che, tuttavia, sarà prossimamente interessato dai famosi “tagli alla cultura” decisi dal governo e che hanno già scatenato le critiche e le proteste di diversi esponenti della cultura italiana, tra cui anche quelle di Mario Monicelli.

Insomma la questione sembra duplice e non si tratta solo di tagli che potrebbero pesare sullo sviluppo culturale del Paese: il rischio è che le conseguenze di questi sacrifici, a detta di molti, potrebbero avere riflessi non proprio positivi per l’economia stessa.

A tal proposito la stessa presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha così descritto la situazione:

Il settore della cultura in tutte le sue declinazioni ha le potenzialità per essere un’industria vera e propria, in grado di generare profitto e creare occupazione. È un grande capitale per lo sviluppo economico del paese, ancora di più in Italia che ha un patrimonio artistico e culturale unico.

In questo clima di incertezza per il futuro si inserisce poi l’annosa, e ancora irrisolta, questione che vede chi produce contenuti alle prese con il rispetto del diritto d’autore, un problema sempre più sentito con la crescita della fruizione digitale di opere cinematografiche, musicali o letterarie.

A dispetto delle leggi varate negli anni, il fenomeno della pirateria è ancora largamente diffuso, soprattutto in Italia. Il nostro Paese si ritrova infatti continuamente in cima alle classifiche della pirateria mondiale: prodotti cinematografici, musicali e non solo vengono quotidianamente fruiti in streaming o scaricati sulla rete da un’enorme parte di utenza, con conseguenti e importanti perdite da parte dei produttori e degli artisti. Le perdite lamentate dalle major a tal proposito potrebbero pertanto essere ancora più evidenziate dai consistenti tagli al settore, ragion per cui cresce la protesta e si fanno sempre più accese le critiche.

Qual è la vostra opinione a riguardo?