C’è chi lo fa perché è stilish e chi perché realmente vuole rappresentare sulla propria pelle un simbolo personalmente importante: fatto sta che l’arte dei tatuaggi è al giorno d’oggi sempre più diffusa, sia tra i giovanissimi che tra i più maturi.

Ma quanti di coloro che ne hanno uno conoscono le reali conseguenze che un tatuaggio può avere sulla salute?

Si parla già da tempo del rischio di tatutaggi potenzialmente cancerogeni, e un’indagine partita inizialmente dai laboratori dell’Arpa su dei campioni di inchiostro prelevati da un centro tatoo di Torino conferma la tesi: nei campioni analizzati, infatti, è stata trovata traccia di amine aromatiche, elementi cancerogeni che non devono essere presenti nemmeno in piccolissime quantità. A riportarlo è il Corriere.

Tali elementi dovrebbero obbligatoriamente essere segnalati sull’etichetta, ma nonostante ciò non ne era presente alcun avvertimento sulle confezioni prese in esame.

Dall’episodio di Torino si è scatenata una reazione a catena, con segnalazioni estese a tutta l’Unione Europea. Scattato l’allarme, in tutti gli inchiostri a colore è stata trovata l’o-toluidina, e specificatamente in quello arancione anche la 2-metil-5-nitroanilina, sostanze che attaccano in particolare la vescica.

Al momento sono stati già sequestrati alcuni lotti di colori, in particolare quelli di una ditta pugliese, la Yakuza Ink, che sebbene produca elementi che nuocciono gravemente alla salute è provvista di tutte le licenze necessarie per distribuirle sul mercato. I flaconi, inoltre, erano scaduti e nonostante questo venivano ancora usati dal centro torinese.

Sono scattati dunque i primi provvedimenti mirati a denunciare l’assenza in Italia di norme precise a riguardo, mentre nel frattempo il pm di Torino, Guariniello, indaga sui materiali usati dai tatuatori, che con le scarse condizioni igieniche in cui operano, potrebbero veicolare infezioni e virus, compresi epatite e Hiv.

Nella nostra nazione è comunque presente una legge sul commercio di articoli dannosi per la salute: chi li vende rischia fino ad un anno di carcere e una multa tra i dieci e i cinquantamila euro. Ma è abbastanza per chi mette in serio pericolo la salute altrui?