Lavorare di notte e riposare di giorno può, alla lunga, rappresentare un fattore di rischio per il più diffuso cancro femminile, il tumore al seno. Lo afferma uno studio danese che ha osservato 18.500 donne che lavoravano per l’esercito danese tra il 1964 e il 1999. L’orologio biologico alimentato dalla melatonina sarebbe collegato a un rischio doppio quando si lavora di notte e lo si mette a dura prova.

Esiste già molta letteratura medica sugli effetti fisiologici negativi della privazione del sonno e del suo stravolgimento. Questo studio, pubblicato ieri sulla rivista Occupational and Environmental Medicine si interessa del rapporto fra i turni di notte e il carcinoma, suggerendo quindi una particolare cautela per quanto riguarda certe professioni.

Il metodo è stato abbastanza complesso: dopo aver contattato le 210 donne che avevano avuto il cancro al seno tra il 1990 e il 2003, le loro cartelle cliniche sono state confrontate con quelle di altre 899 donne della stessa età, che avevano anch’esse lavorato per l’esercito danese ma che non avevano sviluppato il cancro. Tutte hanno compilato un questionario dettagliato di 28 pagine sul loro stile di vita (famiglia, contraccezione, alimentazione e via dicendo).

Ne è risultato un fattore discriminante collegato a più di due turni di notte alla settimana. Nel complesso, il turno di notte era legato a un 40 per cento di aumento del rischio di cancro al seno rispetto a chi non ne fa. Ma le donne che avevano lavorato di notte almeno tre volte a settimana per almeno sei anni hanno mostrato più del doppio delle probabilità di aver contratto la malattia.

Per il dottor Johnni Hansen, dell’Istituto Epidemiologico di Copenhagen, un indizio grave sul ruolo della cosiddetta perturbazione circadiana:

«L’osservazione che le donne con un lavoro notturno tendono ad avere un rischio più elevato di cancro al seno necessita di un’ulteriore esplorazione in studi più ampi. (…) Questo aspetto legato allo stress da turni rimane un settore ancora poco esplorato, così come il crescente utilizzo di luce durante la notte, che aiuta a mantenere svegli i lavoratori ma perlopiù sopprime la loro secrezione di melatonina dando più svantaggi che benefici.»

Naturalmente si tratta solo di uno studio statistico epidemiologico che non può dare certezze, ma in realtà sostiene le tesi della Neuroendocrinologia che da più tempo si occupa del problema ormone del sonno – cancro al seno. Problemi e rischi metabolici che purtroppo colpiscono le donne, anche se non è chiaro il motivo.

Fonte: Telegraph