Ci sono artisti la cui grandezza viene riconosciuta in pieno soltanto dopo la morte; questo triste destino è capitato anche a Ian Curtis, il cantante dei Joy Division suicidatosi il 18 maggio 1980. A 31 anni di distanza dalla sua tragica morte, gli dedichiamo un omaggio per non dimenticare la splendida musica che ci ha lasciato in eredità.

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I Joy Division sono stati una delle band di punta della scena musicale inglese post-punk e new-wave, con appena due album pubblicati a cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80: “Unknown Pleasures” del 1979 e “Closer” del 1980, mentre il loro pezzo di maggior successo “Love will tear us apart” venne pubblicato come singolo soltanto dopo il suicidio del cantante.

La band prende il nome della divisione in cui ai tempi del nazismo le donne venivano segregate e costrette a prostituirsi, un nome che ha scatenato delle polemiche e che aveva alzato anche qualche accusa nei confronti della band. I Joy Division hanno comunque cominciato a farsi conoscere a Manchester e a pubblicare i loro dischi con la Factory Records di Tony Wilson, come raccontato nel film “24 Hour Party People” di Michael Winterbottom. Un ottimo film che vi consigliamo di recuperare insieme a “Control“, quest’ultimo dedicato tutto alla vita del cantante, non solo dal punto di vista musicale ma anche dei suoi problemi di salute (Curtis soffriva di una grave forma di epilessia) e del rapporto travagliato con la moglie.

Il 18 maggio 1980 Ian Curtis è stato trovato impiccato alla rastrelliera della cucina della casa della moglie Deborah, proprio alla vigilia di un tour che avrebbe portato la band a un atteso tour americano. Gli altri membri della band Bernard Sumner, Peter Hook e Stephen Morris hanno poi fondaro i New Order, gruppo pioniere di molta musica pop-electro di oggi. Quello che ci ha lasciato Ian Curtis sono invece un paio di album e una manciata di canzoni splendide, che a 31 anni di distanza suonano ancora tremendamente attuali e continuano a esercitare una forte influenza su molte band di oggi, basti ascoltare Interpol, White Lies, The Horrors o gli Editors. Adesso comunque basta con le parole: vi lasciamo alle note immortali di “Love will tear us apart”.