Il decreto fiscale ha portato novità peraltro attese: aumenti dell’aliquota e per l’abitazione principale perdita dell’esenzione quasi totale in vigore fino allo scorso anno. Una vera e propria stangata per i contribuenti: oltre alla reintroduzione del prelievo sull’abitazione principale, con il nuovo regime crescono le basi imponibili e le aliquote di riferimento. Per la seconda casa o un negozio l’aliquota è il doppio rispetto all’Ici 2011, oltre a tutti gli aumenti locali.

La situazione fiscale è diversa per territorio. A Milano, ad esempio, la legge statale fissa il 4 per mille per l’imposta sull’abitazione principale e il 9,6 per mille per gli altri immobili, a fronte del 7,6 per mille previsto dal decreto salva-Italia. Restando sempre in Lombardia, aumenti locali si prevedono anche a Monza, Bergamo e Lecco, mentre a Brescia, Mantova e Lodi le aliquote dovrebbero assestarsi ai livelli indicati dalla legge statale.

A Torino, invece, si prevedono aumenti per l’abitazione principale, anche per le urgenti esigenze finanziarie del Comune, per cui le amministrazioni pensano di fissare il 5 per mille per le abitazioni principali e il 9,6 per mille l’aliquota per gli altri immobili. Per gli affitti a canone concordato potrebbe essere fissata l’aliquota di riferimento nazionale del 7,6 per mille.

Ad Aosta, sono fissate le aliquote nazionali per tutti gli immobili; per le 800 case sfitte in città si prevede una sanzione con aliquota al 9,6 per mille. A Trento è stata fissata l’Imu al 4 per mille per le abitazioni principali e pertinenze, al 7,83 per gli altri immobili, al 10,6 sugli immobili sfitti da oltre due anni.

A Roma, si potrebbe fissare al 6 per mille anche l’aliquota sulla prima casa. A Napoli tutto ancora in divenire, in attesa di decisioni per quanto riguarda la gestione e la valorizzazione del patrimonio comunale.