Ha scatenato un putiferio la partecipazione di Ignazio La Russa di ieri sera a “Annozero“: mentre un ragazzo stava parlando riguardo alle rivolte studentesche del 14 dicembre, il ministro della Difesa l’ha interrotto e ha cominciato un suo show personale, finendo col dare maleducatamente del “vigliacco” al ragazzo.

C’è chi condanna lo scatto d’ira avuto da La Russa, come il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini:

Sono rimasto molto colpito dai ragazzi perché hanno dimostrato una grandissima difficoltà a fare autocritica sulla violenza, la rifiutano, a maggior ragione però ha sbagliato La Russa perché ha usato toni che incendiano, chi è padre deve far ragionare i ragazzi sui propri errori. […] La Russa poteva anche avere una parte di ragione nella sostanza ma la forma no, e la forma in queste occasioni è sostanza. Dobbiamo capire che noi alla loro età eravamo fatti così, pensavamo di avere sempre ragione.

Il ministro La Russa ha invece fatto retro marcia, ma solo molto parzialmente:

Può darsi che ho esagerato ma non ce l’avevo con il ragazzo ma con “Annozero” che voleva portare una tesi che non condivido assolutamente. […] Per natura non me la prenderò mai con i ragazzi. Ho reagito perché Santoro voleva rappresentare tutto il mondo studentesco come fossi dalla parte dei più violenti e questo non è vero.

Sull’accesa discussione scoppiata ieri nello studio del talk-show politico di Michele Santoro è tornato anche lo studente suo malgrado protagonista dello scontro con La Russa. Luca Cafagna, studente di Scienze Politiche alla Sapienza di Roma, ha infatti dichiarato:

Il problema non è prendere le distanze ma dare una lettura politica di quanto è accaduto, e nessuno lo sta facendo. La manifestazione che è stata l’espressione della rabbia sociale di una generazione che è sempre tenuta fuori e che non è rappresentata politicamente. Noi scendiamo in piazza per rivendicare dei diritti e la risposta è sempre un girarsi dall’altra parte. È saltata qualsiasi mediazione politica, c’è un blocco a livello istituzionale, una separazione tra ciò che avviene in Parlamento e quello che avviene fuori. […] Continueremo la nostra mobilitazione nelle prossime settimane e nei prossimi mesi Stiamo ancora decidendo modi e forme ma certamente rivendicheremo il nostro diritto a manifestare.