Sempre più donne statunitensi decidono di non aver figli, tanto che recenti ricerche dimostrano come le “childless women” abbiano ormai raggiunto il 20% della popolazione totale femminile. I motivi sono i più svariati: il focus sulla propria carriera, interesse verso gli studi e la promozione personale piuttosto che per la famiglia.

Il desiderio di maternità, tuttavia, rimane fortemente presente e la natalità, perciò, è diminuita bensì da un altro importante fattore: le sempre più complicate condizioni lavorative, che impediscono alle donne di raggiungere posizioni di rilievo prima dei 40 anni, porterebbero il genere femminile ad avere una stabilità, soprattutto economica, quando ormai non si è più in periodo fertile.

Di conseguenza, più che di scelta di non aver figli, bisognerebbe parlare di vera e propria impossibilità. Limitarsi, tuttavia, a motivazioni unicamente economiche sarebbe fuorviante, visto che i dati dimostrano come il calo di natalità avvenga soprattutto per le classi sociali storicamente meno discriminate, sia dal punto di vista lavorativo che sociale: il 20% delle donne caucasiche non ha figli, contro il 17% delle donne di colore e delle ispaniche e, infine, il 16% delle asiatiche.

E in Italia? Nel Belpaese le nascite sono state per decenni in netto calo, raggiungendo spesso la crescita zero. Il dato si è lentamente innalzato a partire dalla fine degli anni 90, senza però mai raggiungere ritmi importanti di nuovi nati. Anche in Italia, è possibile però rilevare il trend riscontrato negli Stati Uniti, sebbene non di certo con gli stessi numeri: nelle grandi città, dove le donne hanno più possibilità di carriera e di soddisfazione personale, la natalità sembra essere supportata unicamente dai ceti sociali più bassi.