Sempre più {#uomini} sarebbero insoddisfatti della loro vita sessuale, in particolare nel Nord Europa. Lo dimostra una ricerca condotta in Inghilterra, che svela come l’esatta metà di 1020 intervistati si dichiari infelice delle proprie abitudini in camera da letto.

Le motivazioni sono molte, ma lo scarso piacere sotto le lenzuola non sembra questa volta essere principalmente imputabile alla controparte femminile. Sono infatti gli uomini single, e quelli vedovi, a spostare l’ago della bilancia verso l’insoddisfazione, a cui si aggiunge un sempre più preoccupante numero di appartenenti al {#sesso} forte affetto da patologie erettive limitanti le occasioni di piacere durante l’amplesso.

I più infelici d’Europa sembrano essere gli scozzesi, i quali manifestano il 50% di scarsa approvazione delle prestazioni a letto, a cui seguono il 47% in Inghilterra, il 40% nel Galles e il 32% nell’Irlanda del Nord. Difficile riuscire a trasferire questi dati sulla popolazione italiana, più focosa per tradizione e recentemente confermata da una survey sul “maschio italico“, ma almeno dal punto di vista delle disfunzioni sessuali potrebbero esserci delle tristi analogie.

Gran parte del problema, infatti, è generato dalla vergogna di esporre la propria carenza erettiva a un medico specialista, come recentemente ipotizzato anche in Italia, dove spesso gli uomini non hanno mai incontrato un andrologo nella loro intera esistenza. Le ragioni sono le più disparate, dalla paura di essere giudicati poco virili per la perdita dell’erezione o allo shock di dover mostrare i genitali a un altro uomo, ma del tutto immotivate: gli specialisti, infatti, sono interessati alla risoluzione delle disfunzioni sessuali nella più piena riservatezza, senza scadere in giudizi imbarazzanti o nel pettegolezzo. Uno dei timori ingiustificati, infatti, è proprio che il problema sessuale venga divulgato tra i conoscenti, ipotesi questa altamente improbabile a meno che non sia uno dei due partner che formano la coppia a parlarne.

E non è tutto, perché non solo non si parla della propria patologia al medico, ma anche alla propria dolce metà, come chiaramente dimostra il risultato della survey. I rifiutanti dell’andrologo sono il 36% in Scozia, il 41% in Inghilterra, il 44% nel Galles e nell’Irlanda del Nord, mentre solo il 9% degli scozzesi, l’11% degli Inglesi e il 18% dei nati in Galles e in Irlanda del Nord lo comunicherebbe alla propria moglie. Compagne che probabilmente si sono già accorte di défaillance più frequenti del solito, nella quasi totalità nascoste da scuse poco credibili. Come se non bastasse, gli intervistati si dichiarano più propensi a chiedere aiuto per un’auto in panne o un computer guasto che per i loro genitali scarsamente funzionanti.

Alla base di tutto, vi è una scarsissima informazione sulle cause e le conseguenze dell’impotenza, sia essa psicologica o fisiologica, e anche di altre importanti malattie come la variazione del testosterone nel sangue. Lo spiega il dottor Geoffrey Hackett, uno specialista sessuologo del Good Hope Hospital di Birmingham, il quale ha parlato della ricerca in oggetto con riferimento alla presentazione al “Men’s Health World Congress” di Vienna.

«Tre quarti degli uomini in Inghilterra e in Scozia non ha mai sentito parlare della Sindrome da Deficienza di Testosterone, fortemente correlata con le patologie cardiache e con morti premature fra gli uomini. Come dimostrano i dati, gli uomini sono più orientati ad aggiustare i loro “hard drive” anziché la loro “sex drive”.»

In attesa che anche in Italia emergano dei dati simili, vale la pena ricordare come un problema erettivo non sia una condanna a morte per la vita sessuale. Son svariati i metodi di successo elaborati negli ultimi decenni, dal supporto psicoterapeutico per i blocchi emotivi a farmaci quasi miracolosi come il Cialis o il Viagra. Importante, in tutto questo, è che le donne siano particolarmente aperte alla comprensione, spronando il compagno a conoscere per la prima volta quello che diverrà l’andrologo di fiducia.

Fonte: The Press Association