C’è voluto del tempo prima di vederlo finalmente anche sui grandi schermi italiani ma, a tre anni dalla presentazione alla 61ª edizione del Festival di Cannes, sbarca nelle sale cinematografiche italiane “Il buono, il matto, il cattivo”, western coreano del regista Kim Ji-woon che aggiunge una nuova, gloriosa pagina a quella fetta di cinematografia che negli ultimi anni sta cercando, con risultati anche piuttosto gradevoli, un filone ancora molto apprezzato dal pubblico di ogni età.

Galleria di immagini: Il buono, il matto, il cattivo

Kim, già apprezzato per i suoi precedenti “Two sisters” e l’affascinante noir del 2005 “A bittersweet life“, porta nelle sale un omaggio al cinema di Sergio Leone – evidente il richiamo a “Il buono, il brutto, il cattivo” del 1966 – con un cast estremamente convincente composto da Jung Woo-sung, tra i protagonisti del futuro remake statunitense in 3D di “The Killer” di John Woo, Song Kang-ho, uno degli attori coreani più famosi e vincitore di un numero ragguardevole di premi e riconoscimenti in patria e non, e Lee Byung-hun che con il regista aveva già interpretato il ruolo del protagonista in “A bittersweet life”, bissandone il successo con “I saw the devil” del 2010 dopo una breve concessione al cinema U.S.A. con il ruolo di Storm Shadow in “G.I. Joe: The Rise of Cobra” (2009) e nel sequel “G.I. Joe: Retaliation” in arrivo nei cinema nel 2012.

Nel deserto della Manciuria degli anni ’30, uno spietato bandito dall’aria dandy, il cattivo Park Chang-yi (Lee), viene assoldato per rubare una preziosa mappa dalle mani di un ufficiale giapponese che viaggia in treno insieme alla sua scorta. Quando nei piani s’infila in maniera del tutto imprevista uno stravagante ma abile ladro, il matto Yoon Tae-goo (Song), che porta via il documento in barba al cattivo, la situazione si complica, costringendolo a mettersi sulle sue tracce. Come se non bastasse, c’è anche un cacciatore di taglie, il buono Park Do-won (Jung), tra i pretendenti al bottino; inizia così la caccia all’uomo tra i tre, tutti intenzionati a mettere le mani sul misterioso manufatto e alle meraviglie che nasconde.

Bastano i primi minuti per capire di che pasta è fatto “Il buono, il matto, il cattivo”: c’è azione, divertimento, un sapiente mix di classico e moderno capace di carpire l’attenzione del pubblico senza lasciarla mai per oltre due ore. Degna di citazione è poi la scena iniziale, quando con un unico piano sequenza in una quasi totale soggettiva Kim narra con estrema concitazione la sanguinosa e al contempo gustosa corsa verso la mappa del matto, passando da finto venditore di dolci di riso a ladro folle e inafferrabile.

Le trovate sceniche sono tante così come le battute affilate dei protagonisti, tra cui spicca il bravissimo Lee Byung-hun perfetto nel ruolo del belloccio senza alcuna remora nell’uccidere un uomo così come un millepiedi, nonostante alcune frecciatine si perdano inevitabilmente nella traduzione di coreano, cinese e giapponese, le tre lingue che fanno da contorno alla prima sequenza della pellicola.

Anche le citazioni, velate o meno, non mancano: dai capisaldi del western vecchia maniera alle contaminazioni più moderne che vanno dagli abiti di due dei tre protagonisti, il matto e il cattivo, alla scelta della colonna sonora in cui spicca una trainante “Don’t let me be misunderstood” dei Santa Esmeralda e di più recente – ma neanche troppo – tarantiniana memoria. C’è anche il tempo per uno dei cliché più amati degli spaghetti western: un lunghissimo mexican standoff, entrato nella cultura dei più giovani anche grazie alla passione del regista di Knoxville, che determina un finale al fulmicotone così come il resto della storia che mai fa rimpiangere i 139 minuti di girato.

È dunque un piccolo tesoro del genere, questo “Il buono, il matto, il cattivo”, che merita assolutamente di essere visto e vissuto, non solo dagli amanti del genere ma anche da chi per la prima volta si avvicina al mondo del western, grazie a una leggerezza e una cura dei dettagli degna di un blockbuster made in USA. Decisamente da non perdere.