Il cappello nelle donne sembra tornare di {#moda} nella collezione invernale di alcuni stilisti. Un successo già vissuto completamente negli anni della Belle Epoque, negli anni Venti del secolo scorso come più volte sottolineato e immortalato in numerosi film muti e come è successo negli anni Settanta, quando si privilegiavano i copricapo a larghe tese molto vistosi.

Tralasciando quelli indossati dalla regina Elisabetta durante le apparizioni in pubblico – quelli sono una moda a sé stante – i cappelli invernali del secondo decennio del XXI secolo possono essere “esagerati”. Anzi: più lo sono e più le donne li amano, li cercano e li vogliono, come si è visto in occasione delle {#sfilate} del 49enne stilista newyorchese Marc Jacobs, che sulle passerelle della sua città natale ha fatto sgranare gli occhi ai presenti con copricapo in pelliccia, forse poco adatti all’uso di ogni giorno ma sicuramente a effetto.

Diversi, ma sempre in linea con il suo stile eclettico personale, i cappelli presentati da {#Giorgio Armani} alle sfilate delle recenti settimane della moda, tutti caratterizzati da colori scuri e forme dal leggero sapore maschile e sicuramente meno vistosi dei primi. Un po’ come quelli firmati da {#Givenchy} e da Burberry Prorsum, anche se questi ultimi hanno colori più vivaci e sembrano creati proprio per svolgere la vera funzione del cappello: riparare dal freddo e dalla pioggia e al tempo stesso dare un tocco di classe ed eleganza in occasione degli eventi mondani.

Adatti a un pubblico giovane e meno “mondani” i cappelli di Dsquared2, la casa di moda italiana fondata nel 1996 dai gemelli canadesi Dean e Dan Caten. Dal lato opposto, ecco le proposte dell’irlandese Philip Treacy: dopo aver disegnato i cappelli più stravaganti per film come Harry Potter e Sex and the City, e dopo esser stato incaricato di creare quelli da indossare al matrimonio reale di William e Kate, ha presentato una collezione che ha lasciato tutti a bocca aperta in occasione del loro lancio a Londra dove il copricapo aveva come unico scopo quello di stupire e quello di mostrare l’estro artistico del suo creatore.

Fonte: Il Messaggero