Il Vaticano ha perso ieri, 31 agosto, il cardinale Carlo Maria Martini, una delle sue personalità più rappresentative: il porporato si è spento all’età di 85 anni. Unanime il cordoglio delle istituzioni, di larga parte della società e di Milano, di cui il cardinale era stato arcivescovo dal 1979 al 2002. I milanesi ora si accingono a tributargli l’ultimo saluto nella camera ardente, in attesa del funerale, che avrà luogo lunedì 3 settembre nel Duomo.

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Dal Vaticano, poco dopo l’annuncio della morte di Carlo Maria Martini, è giunto ieri il commosso ricordo di Papa Benedetto XVI, attraverso un telegramma inviato all’attuale arcivescono di Milano Angelo Scola.

«Appresa con tristezza la notizia della morte del cardinale Carlo Maria Martini – ha scritto il papa – dopo lunga infermità, vissuta con animo sereno e con fiducioso abbandono alla volontà del Signore, desidero esprimere a lei e all’intera comunità diocesana come pure ai familiari del compianto porporato la mia profonda partecipazione al loro dolore pensando con affetto a questo caro fratello che ha servito generosamente il Vangelo e la Chiesa.»

Carlo Maria Martini era nato a Torino nel 1927, era entrato nella Compagnia di Gesù nel 1944 e aveva ricevuto l’ordine sacro nel 1952. Nel 1958 aveva poi conseguito il dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana. Il 29 dicembre 1979 venne nominato arcivescovo di Milano da papa Giovanni Paolo II. Dieci anni dopo ricevette la laurea honoris causa dalla Pontificia Università Salesiana in virtù del programma da lui avviato sull’educazione e presentato attraverso la lettera pastorale “Educare ancora” del 1988.

Nel 2002 il cardinale Martini rassegnò le dimissioni per sopraggiunti limiti di età in ossequio alle norme del Codice di Diritto Canonico. Nel 2006 ricevette altre due lauree honoris causa: una in Medicina e l’altra in Filosofia, assegnate rispettivamente dall’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e dall’Università Ebraica di Gerusalemme. Proprio a Gerusalemme trascorse diversi anni, dedicandosi tra l’altro agli studi biblici. Nel 2008 rientrò in Italia, stabilendosi al Collegio Aloisianum di Gallarate.

Carlo Maria Martini verrà ricordato anche per la sua instancabile opera nei confronti dei detenuti, degli emarginati e a favore di una giustizia tesa alla rieducazione e alla dignità del condannato. Persino le Brigate Rosse si arresero alla sua parola nel 1984, quando consegnarono le armi in arcivescovado in segno di resa, chiedendogli di farsi mediatore per riprendere il dialogo con lo Stato.  Uomo di grandissima cultura e di altrettanto grande umiltà, Martini preferiva essere chiamato “padre” anziché cardinale.  

Fonte: Corriere della Sera