Bambini e bambine nascono potenzialmente unisex in fatto di gusti e comportamenti. Saranno poi i genitori a decidere cosa piacerà a un maschietto e cosa a una femminuccia e a influenzarli di conseguenza: per quanto ovviamente i cervelli maschili e femminili non siano del tutto uguali fra loro, le differenze sono in realtà molto meno pronunciate di quanto si pensi.

Secondo quando riportato da una recente tesi della rivista “Mind” di American Scientific, e ripresa in Italia dal Corriere della Sera, i comportamenti che vengono classificati come tipicamente maschili e femminili non sono innati ma forgiati dai genitori, che insegnano ai figli cosa preferire e come comportarsi a seconda di ciò che si ritiene universalmente adatto per ciascun sesso.

L’aggressività, ad esempio, è comune sia ai bimbi che alle bimbe: anche le bambine scalciano e urlano, ma questi comportamenti verranno sempre più repressi perché non adatti al mondo femminile.

Così come l’empatia, che dovrebbe caratterizzare l’universo in rosa, verrà al contrario incoraggiata e stimolata. La maggiore sensibilità femminile sarebbe innata solo in parte, gran parte del suo sviluppo dipende dai condizionamenti ricevuti durante l’infanzia: mentre i bambini vengono incoraggiati a essere “duri” e a non mostrare i proprio sentimenti, con le bambine accade l’esatto contrario. E lo stesso vale per la preferenza alle bambole o alle macchinine: sono i genitori a decidere il divertimento più appropriato.

Il cervello dei bimbi nasce quindi di “colore neutro”, le tinte rosa e blu vengono attribuite solo successivamente: elemento che potrebbe essere utile per puntare su un’educazione e formazione meno stereotipata, ma che tenga conto delle effettive potenzialità e inclinazioni di ognuno, quelle davvero innate, per arrivare a uno sviluppo più coerente con le singole individualità.