Molti studiosi della materia, sostengono che il noir non possa essere considerato come un vero e proprio genere cinematografico. Sulla questione si può anche discutere, mentre non sembra essere in discussione che il cinema americano è da sempre impregnato delle atmosfere tipiche di questo genere, esattamente come l’ultimo film di Scorsese “Shutter Island”.

L’universo di “Shutter Island” è davvero nero pece, angusto, claustrofobico come “il Processo” di Orson Wells, film a cui il regista in maniera anche evidente in molti momenti della narrazione strizza l’occhio, come nella scena dei corridoi.

Molte delle pellicole di Martin Scorsese sono, infatti, caratterizzate da atmosfere tipiche dei classici film di genere, opere che hanno fatto la storia del cinema contemporaneo, titoli come “Toro scatenato”, “Casinò”, “Quei bravi ragazzi”, “Gangs of new York” fino all’ultimo arrivato “Shutter Island”, figlio della fruttuosa collaborazione fra Leonardo DiCaprio e Scorsese.

È evidente, a questo punto, che le produzioni del cineasta di origini italiane non perdono mai di vista le emozioni, verso le quali Scorsese ha sempre manifestato interesse, ma ciò che sembra davvero il tratto inconfondibile del cinema del regista è l’innata capacità autoriale di emozionare lo spettatore, di accompagnarlo in una dimensione, qualsiasi essa sia.