New York era la sua città e lo sarebbe sempre stata. Queste le parole finali del monologo iniziale di “Manhattan“, uno dei più celebri bianco e nero di Woody Allen. New York è la città che permea inevitabilmente molte delle pellicole di Allen del passato e del presente (tranne che per alcune parentesi europee ultimamente sempre più frequenti), una città in bianco e nero che viene dipinta come tale, nella sua decadenza, nella sua varia umanità in cerca di qualcosa.

Galleria di immagini: Woody Allen

Come nella sua terzultima pellicola, “Basta che funzioni“, in cui il protagonista, il mancato premio Nobel Boris Yelnikoff, si lanciava in un’improbabile storia d’amore con una bella ragazza appena maggiorenne, facendo capire allo spettatore come il destino sia davvero strano e la razionalità, gran bella cosa, sia davvero poco di fronte a un buon sentimento.

Crimini e misfatti“, analogamente, intreccia la sperata storia d’amore tra Allen e una Farrow d’annata, con un omicidio efferato, che poi verrà ripercorso da Allen in “Sogni e delitti” e in quella magistrale pellicola che è “Match point“. Perché chi crede che Allen sia semplicemente un comico, si sbaglia di grosso: nel suo cinema c’è tutto, c’è la risata, ci sono i sentimenti, ma ci sono anche le più bieche pieghe dell’animo umano. Un elemento fondante in Allen, insieme alla costante presenza della morte, a una critica all’ebraismo bigotto, a delle belle muse.

Io e Annie” è considerato da molti la sua pellicola meglio riuscita. Parla di una storia d’amore tra lui e Diane Keaton, all’epoca sua compagna anche nella vita reale, che nell’intimità chiamava proprio Annie. Tra lascia e prendi, i due si separeranno, con un monologo struggente, in cui si comprenderà infine perché uomini e donne continuano a stare insieme: per perpetuare la specie.

Raccontarvi tutti i film di Allen sarebbe riduttivo, ma vi consigliamo caldamente “Amore e guerra“, un po’ lentino come il cinema d’autore di una volta, ma straordinariamente divertente e pieno di buoni sentimenti, di speranza, e quell’ombra di pessimismo, o finto tale, che aleggia in tutte le pellicole di Allen. Perché la morte è sempre dietro l’angolo, ma bisogna affrontarla con filosofia. Qui un estratto del film.