{#Il Comandante e la Cicogna} è la nuova commedia corale di Silvio Soldini, classe 1958, che torna dietro la macchina da presa dopo Cosa Voglio di Più datato 2010. Un ritorno alla commedia che nasconde – neanche troppo – in sé tutti gli indizi dello sfacelo che da anni ormai ha investito l’Italia, trasformandola da patria di eroi a rifugio per piccoli arrivisti e grandi truffatori, a discapito di coloro che giorno dopo giorno continuano a stringere la cinghia per andare avanti secondo i propri valori, senza piegarsi ai tiri mancini di chi prova a sottomettere il più debole.

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Per Il Comandante e la Cicogna, Silvio Soldini ha scelto alcuni dei nomi più importanti del panorama italiano: da Valerio Mastrandrea, nei panni del napoletano trapiantato al Nord Leo, a Claudia Gerini, nel ruolo della moglie. Anche Alba Rohrwacher si guadagna un altro posto da protagonista, come l’artista sfortunata e con la testa tra le nuvole Diana, spesso alle prese con Amanzio, un Giuseppe Battiston alle prese con uno dei personaggi più curiosi e stralunati della sua carriera. Ultimo ma non meno importante è Luca Zingaretti, trasformatosi per l’occasione nell’avvocato truffaldino e capellone Malaffanno.

Leo (Mastrandrea) è un idraulico preso dal lavoro e dai due figli, avuti dal matrimonio con Teresa (Gerini); costretto a rivolgersi allo studio dell’avvocato Malaffanno (Zingaretti) a causa di un video amatoriale porno girato a tradimento di cui è protagonista la figlia maggiore, conosce Diana (Rohrwacher), un’artista tanto volenterosa quanto senza soldi. La conoscenza pian piano sembra cambiare di natura, nonostante i problemi di lei con il padrone di casa Amanzio (Battiston), un eremita di città costantemente alle prese con la riscossione della pigione del suo appartamento e i giri per le strade del centro, e la difficoltà di lui con il figlio più piccolo, il quale passa le giornate lontano dallo studio ma vicino alla cicogna che da tempo alleva in gran segreto.

Neanche coloro che hanno contribuito a fare grande la nostra nazione, riescono più a riconoscersi nell’Italia di oggi. Lo dicono apertamente le statue capitanate da Garibaldi, doppiato da Pierfrancesco Favino accompagnato da Neri Marcorè e Gigio Alberti, scelte da Soldini ricreando quell’atmosfera fantastica sui toni del suo precedente Pane e Tulipani. I contrasti, le differenze e le incompatibilità escono prepotentemente dalle immagini immortalate dalla telecamera, a cavallo tra gli angoli meno conosciuti di Torino e i grandi spazi della Lombardia; una panoramica, o meglio ancora uno sguardo a volo d’uccello proprio come la cicogna che dall’alto, osserva il viaggio dei protagonisti tra sogno e realtà.

E se da una parte ci sono i “buoni“, quelli dell’onesto quanto ingenuo idraulico di Mastrandrea, dell’attrice sfruttatissima e ostaggio delle proprie insicurezze della Rohrwacher, che provano a tenere le redini della situazione sempre più condannata verso il totale sfacelo, dall’altra ci sono i “cattivi” di Zingaretti e del suo azzeccagarbugli Malaffanno, sempre pronto a trovare piccoli e beceri espedienti per truffare il prossimo perché, come lui stesso ama dire, “con un buon avvocato sono tutti onesti”. Lontani da tutto e tutti ci sono i puri, gli eterni idealisti, come Elia e Amanzio, fuori da ogni schema prestabilito e perfettamente consapevoli della loro natura. Uno spaccato esagerato, quello del regista milanese, che gioca con i toni dell’ironia per affrontare alcuni tra i problemi più preoccupanti degli ultimi anni.

Come un sogno dalla duplice natura, Il Comandante e la Cicogna prova a rappresentare il paradosso dell’Italia attuale: un microcosmo fatto di personaggi bizzarri, esseri umani profondamente diversi tra loro e spesso incapaci di incastrarsi negli ingranaggi di una quotidianità, il macrocosmo che ingloba ogni piccola realtà, dal sapore dolceamaro, fatto di inganni e profitti alle spalle dei più deboli, con un unico occhio al guadagno e all’importanza del successo nella scalata ai vertici della società.