Ci siamo. Ormai il conto alla rovescia per l’addio definitivo alla trasmissione analogica dei programmi televisivi in tutte le regioni italiane è una questione di mesi, dopo lo switch off delle prime zone avvenuto nelle scorse settimane, non senza problemi legati alla ricezione delle nuove frequenze e all’adozione dei dispositivi necessari alla fruizione dei contenuti.

Nell’intervista realizzata da Giacomo Dotta al Commissario Europeo per la Società dei Media e dell’Innovazione Viviane Reding, pubblicata in esclusiva sulle pagine di Webnews, uno dei temi affrontati è proprio il digitale terrestre.

Interrogata sulla corretta gestione del passaggio alla TV digitale a cui stiamo assistendo in questo periodo, attraverso l’impiego di ingenti fondi pubblici, la Reding ha così risposto:

Molti stati membri hanno basato le proprie strategie sul digitale terrestre televisivo. Questo offre relativamente pochi canali rispetto al satellite o alle esistenti reti via cavo, e anche poche possibilità per i canali ad alta definizione, a meno che vengano impiegate le ultime tecnologie quali DVB-T2 e MPEG-4AVC. Comunque il DTV ha il vantaggio di essere molto familiare per i consumatori e l’offerta facile da recepire e a basso costo.

Come gli stati membri decidano di bilanciare le spese in infrastrutture e promozione della cultura è una scelta loro. Sia avanzate infrastrutture che contenuti interessanti sono ovviamente essenziali.

Dunque, le linee guida dettate dall’Unione Europea hanno il compito di spronare gli stati membri all’adozione di nuove tecnologie in favore di una maggiore diffusione della cultura digitale, ma non specificano attraverso quali mezzi i singoli governi debbano agire per il raggiungimento dell’obiettivo.

Come precisato dalla Reding, qualsiasi strada si scelga di percorrere, i paesi non possono comunque esimersi dall’offrire ai cittadini contenuti di elevato interesse e infrastrutture al passo con i tempi. Purtroppo, su entrambi i punti sorgono consistenti dubbi in merito all’attuale situazione italiana.