A qualcuno non va giù il modo in cui la donna compare in TV. Il più delle volte, il suo non è un ruolo attivo. Inutile prendersi in giro: certe riprese inguinali non hanno altra motivazione se non quella di sfruttare il corpo femminile per fare audience.

Vi siete mai chiesti perché alcune vallette, quando salgono una scala, sono riprese da dietro? C’è proprio bisogno di inquadrature di questo tipo? Che cosa aggiungono al senso di una trasmissione?

Non pretendiamo di avervi proposto un argomento originale. Sulle veline, sulla donna-oggetto, sulle ragazze che vivono di casting per i reality show, sono stati scritti fiumi di parole sulla stampa e su Internet. Per non parlare dei tanti talk show in cui ci accorgiamo che un uomo sale in cattedra e sbeffeggia la sua interlocutrice guardandola dall’alto in basso. Solo perché è una donna.

Le cose sono due: se è bella, è accusata di essere ignorante (vedi Maurizio Belpietro con Concita De Gregorio ad Annozero); se non è bella, le si fa pesare il fatto di non essere attraente (vedi il premier con Rosy Bindi a Porta a Porta).

Ma c’è qualcuno a cui non basta fare chiacchiere. Lorella Zanardo ha pensato bene di raccogliere gli spezzoni più significativi di questo malcostume. Zanardo, che fa parte del consiglio direttivo dell’organizzazione internazionale Win, ha girato un documentario di 25 minuti, “Il corpo delle donne“. Lo ha presentato in varie trasmissioni televisive (recentemente l’abbiamo vista ospite a “L’Infedele”). Hanno parlato di lei giornali e siti Internet, e oggi ne parliamo anche noi.

Ecco un’introduzione al documentario:

Siamo partiti da un’urgenza. La constatazione che le donne, le donne vere, stiano scomparendo dalla TV e che siano state sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante. La perdita ci è parsa enorme: la cancellazione dell’identità delle donne sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti ma senza che vi sia un’adeguata reazione, nemmeno da parte delle donne medesime. Da qui si è fatta strada l’idea di selezionare le immagini televisive che avessero in comune l’utilizzo manipolatorio del corpo delle donne per raccontare quanto sta avvenendo non solo a chi non guarda mai la TV, ma specialmente a chi la guarda ma “non vede”. L’obiettivo è interrogarci e interrogare sulle ragioni di questa cancellazione, un vero “pogrom” di cui siamo tutti spettatori silenziosi. Il lavoro ha poi dato particolare risalto alla cancellazione dei volti adulti in TV, al ricorso alla chirurgia estetica per cancellare qualsiasi segno di passaggio del tempo e alle conseguenze sociali di questa rimozione.

Sul suo blog, Lorella Zanardo scrive:

Di che cosa abbiamo paura? Abbiamo paura di perdere il consenso di alcuni uomini? Perdiamolo. Temiamo di essere additate come femministe invidiose? Superiamo questa paura.

Pensiamo di divenire troppo vulnerabili? Accettiamo la nostra vulnerabilità.

Di essere descritte pure noi come racchie? E che ci importa?

Chiediamoci di che cosa abbiamo paura ragazze, dai, dai, dai che è il momento di reagire.

Tiriamo su la testa