Quindici anni circa di speranza di vita media in più: un dato rassicurante? Assolutamente si, cari italiani. Tra il 1960 e il 2010 il cuore degli abitanti del Bel Paese è diventato più longevo, subendo gli acciacchi della terza età non prima dei 70 anni. Prima invece l’insorgere di malattie cardiache senili iniziava a farsi sentire intorno ai 55-60 anni.

Sono i cardiologi presenti al primo congresso nazionale della Società Italiana di Cardiologia Geriatrica (SICGe) in corso a Verona a puntare i riflettori sulla longevità italiana. Migliore prevenzione e migliore cura delle malattie cardiovascolari sono in cima alle ragioni di questo fenomeno, dai medici stesso definito “epocale”.

Dagli anni ’80 a oggi si sono registrate ogni anno circa 42 mila morti in meno per malattie cardiovascolari, come l’infarto. E, volendo essere ottimisti, di questo passo sarà possibile gradualmente raggiungere il limite biologico ipotizzato di 120 anni di vita media. Il presidente della SICGe, Niccolò Marchionni, commenta:

«In 50 anni l’attesa di vita è cresciuta di 15 anni. I motivi sono presto detti: una maggiore prevenzione delle malattie cardiovascolari (solo questa incide per il 52% nella riduzione della mortalità), con maggior cura di ipertensione e ipercolesterolemia, successo delle campagne anti-fumo, e migliori cure e procedure della cardiochirurgia che hanno consentito di programmare interventi fino a qualche anno fa impensabili anche nei 70enni, oggi eseguiti con successo anche nei 90enni. Non possiamo dimenticare che quelle cardiovascolari sono epidemiologicamente le patologie più rilevanti, quelle per cui si ricorre maggiormente all’ospedale e si muore di più, con un forte impegno economico per il sistema sanitario. Ecco perché abbiamo deciso di occuparci di questa popolazione sempre più numerosa con una società scientifica a hoc».