In principio fu il grande Nando Martellini e il suo “Campioni del Mondo” ripetuto per ben tre volte. Era il 1982, l’Italia si portava sul tetto del mondo calcistico per la terza volta nella sua storia e la televisione “ufficiale” degli Azzurri era la Rai, con la TV commerciale di Silvio Berlusconi ancora agli albori e con la pay TV di cui non si conosceva ancora nemmeno il concetto.

Altri tempi insomma, leggendari per alcuni, superati per altri. Di certo niente a che vedere con le telecronache di oggi, a due voci e con tanto di “bordocampisti” per non perdere nulla di quello che viene detto da chi è in campo e da chi sta in panchina. Un diverso approccio che ha abituato lo spettatore a un modo differente di seguire il racconto delle gare, di certo più partecipativo, fino a sconfinare nell’immedesimazione totale che si è avuta con l’avvento dei cosiddetti “telecronisti tifosi”.

I telecronisti tifosi sono l’ultima “evoluzione” della cronaca calcistica in Italia. Introdotti qualche anno fa come audio opzionale da offrire in alternativa al commento “standard” nelle telecronache di Mediaset Premium e SKY, si sono imposti fino a diventare dei veri e propri fenomeni di costume, capaci di identificarsi totalmente nei colori della propria squadra, nonché di creare dei tormentoni indimenticabili che fanno puntualmente il giro del Web.

Appare ovvio che secondo queste premesse, una partita come il derby tra Roma e Lazio giocato ieri sera si trasformi in una vera sfida che si gioca, oltre che in campo, in panchina e sugli spalti, anche in cabina di commento.

L’importanza della partita era alta ed ecco allora personaggi come Carlo Zampa, ex-speaker dell’Olimpico giallorosso, e Guido De Angelis, tanto per menzionare due tra i più scatenati, riescano a raccontare quasi due partite differenti pur vedendo lo stesso match, con momenti di pura “follia” nei momenti dei gol (vedere per credere la reazione di Zampa al secondo gol di Vucinic che ha dato la vittoria alla Roma) e altri di pura sofferenza nelle fasi convulse del finale di partita, in cui la Lazio attaccava a testa bassa senza riuscire, però, a trovare il sospirato pareggio.

È anche da loro che passa il calcio moderno, mettendo in evidenza 90 e passa minuti di passione per i propri colori con un attaccamento senza eguali, aspetto che dà la possibilità al tifoso, seduto comodamente sul divano a migliaia di chilometri di distanza, di sentirsi quasi allo stadio, in mezzo ai tifosi.

Un commento apprezzato dalla gente perché parla con la voce della gente, sacrificando i commenti tecnici o tattici sulla difesa a zona, sul fuorigioco o sul pressing alto e sostituendo il tutto con il puro tifo. E pazienza se a essere sacrificata è anche l’obiettività: in fondo, se così non fosse, non sarebbe un commento tifoso, no?