Dopo le turbolenti polemiche delle scorse settimane, che hanno scosso dalle fondamenta il “fashion system“, sembra che finalmente i nostri amati stilisti, prima proni ai “dictat” americani, abbiano ritrovato un po’ d’orgoglio riaffermando la propria autonoma organizzazione.

Anna Wintour, direttrice del magazine più prestigioso nel settore del fashion (stiamo parlando, naturalmente, di Vogue America che ha ispirato il film “Il diavolo veste Prada”), avrebbe deciso di fermarsi per le sfilate di fine mese soltanto per un lungo weekend (dal 26 al 28 febbraio) e non per l’intera programmazione degli eventi che, di conseguenza, ha subito una radicale riformulazione; ne sarebbero rimasti esclusi, altrimenti, proprio i nostri più grandi stilisti come Dolce e Gabbana, Prada, Giorgio Armani, Fendi, John Richmond, Versus e C’n’c di Costume National. La nota giornalista, inoltre, avrebbe espressamente chiesto di ridurre da cinque a tre le giornate “core” delle sfilate.

Le stesse pressioni sono state esercitate anche in Francia, ma gli stilisti d’oltralpe hanno manifestato uno spirito corporativo sicuramente più spiccato e replicato negativamente alla proposta della Wintour.

La ragione, a quanto pare, andrebbe individuata nella moltitudine di impegni mondani che si susseguono tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo: settimana della moda milanese, poi quella parigina e, immediatamente dopo, l’hollywoodiana notte degli Oscar, appuntamento immancabile per “Vogue America“, considerata l’importanza del tappeto rosso per la promozione delle grandi griffe americane.

Situazione sostanzialmente analoga a quella verificatasi l’anno scorso quando il pretesto per la riprogrammazione fu individuato nell’aver trascurato che proprio in quei giorni cadeva la festività ebraica dello Yom Kippur, giorno in cui molti dei buyer presenti a Milano non lavorano. Poco credibile, però, che non fosse stata considerata questa eventualità in sede di pianificazione della settimana della moda…

Quest’anno sono stati arginati intenti ipocriti e si è preferito rivelare apertamente le ragioni di un cambiamento tanto radicale nell’attuale programmazione e, finalmente, con un moto d’orgoglio, si è presa una posizione netta sul calendario degli eventi autunnali.

Intanto, comunque, per quanto riguarda le sfilate dei prossimi giorni (Milano moda Donna Autunno-Inverno 2010 dal 24 febbraio al 2 marzo), è stata adottata una soluzione intermedia: sei giorni di sfilate, con i quattro centrali più ricchi. In questo arco di tempo si susseguiranno 87 sfilate e presentazioni, di cui 44 su appuntamento, per 78 marchi, e saranno presentate le 184 collezioni dei più grandi stilisti italiani e stranieri. A settembre, invece, il capoluogo lombardo ospiterà la manifestazione dal 22 al 29, con cinque giorni davvero cruciali e due dedicati alle presenze straniere.

Mario Boselli, presidente della Camera della moda, si è premurato di precisare che il nuovo calendario sarà stabilito da un team, cui parteciperanno non pr e uffici stampa, ma i massimi responsabili di ogni marchio.