Il Discorso del Re” è un film storico diretto da Tom Hooper con protagonista Colin Firth, che ha collezionato molti premi, dal Golden Globe ai Bafta, e che ora concorre anche per gli Oscar 2011.

Il film racconta la vera storia di re Giorgio VI d’Inghilterra, che sconfisse la balbuzie da cui era affetto fin dalla tenera età, grazie all’aiuto di un eclettico logopedista australiano. La pellicola, pertanto, dovrebbe essere fedele ai principali testi di storia inglese.

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Lo sceneggiatore David Seidler, però, non ha mai rivelato quali siano state le sue fonti storiche. Tutte le biografie sulla vita di Re Giorgio VI raccontano del suo rapporto con il logopedista Logue, inclusa la bibliografia ufficiale del 1958 che fu scritta da John Wheeler-Bennett, paziente affezionato allo stesso medico.

In realtà alcuni critici si sono trovati molto in disaccordo con lo sceneggiatore Seidler.

Secondo alcuni, ad esempio, nella pellicola mancherebbe completamente la simpatia e il supporto di Winston Churchill verso Edoardo VII, il re playboy costretto ad abdicare. Proprio per questo motivo tra il neo re e Churchill non scorse mai buon sangue, a differenza di quanto il film racconti. Un’altra mancanza cinematografica riguarderebbe l’appoggio di Re Giorgio VI al primo ministro Neville Chamberlain nell’accordo con i Nazisti, per il noto “appeasement” del 1937. Nel film, invece, Bertie sembra preoccupato e spaventato dalla figura di Hitler, ripreso dal cinegiornale in mezzo alle sue truppe.

Ma se alcune mancanze possono comunque essere giustificate in ambito di versione romanzata della storia, ciò che ha colpito soprattutto gli storici è stata la confusione di tempi e date.

Il film inizia con il discorso pubblico del futuro Giorgio VI in uno stadio gremito di folla. L’evento ebbe luogo nel 1925, ma Seidler lo postpone di almeno 10 anni per farlo coincidere con la vigilia della crisi monarchica causata dall’abdicazione di Edoardo VII.

La pellicola termina con il discorso pubblico del Re alla vigilia della II Guerra mondiale, nel 1939, e vede Logue ancora accanto a Giorgio VI. In realtà, da quanto emerge dai documenti storici, l’incontro tra i due protagonisti iniziò nel 1926. Dopo appena un paio di mesi, la terapia si mostrò efficace e Bertie non ebbe più alcun contatto con Logue. Lo stesso re Giorgio V fu così orgoglioso dei miglioramenti del figlio, che ben presto divenne il suo erede preferito.

Altre licenze artistiche riguardano momenti minori. Ad esempio, Albert, detto Bertie, sceglie di cambiare il suo nome per diventare Re Giorgio VI per rispetto nei confronti del padre e non perché, come spiegato nel film attraverso la battuta di Churchill, “Albert suona troppo tedesco”.

Falsa risulta essere anche la rappresentazione del logopedista Logue. Da alcuni diari rinvenuti si evincerebbe che tra il re e il logopedista non ci sia mai stato un colloquio informale, e che si sarebbero sempre chiamati con i rispettivi titoli. Inoltre l’accusa dell’Arcivescovo di Canterbury sulle credenziali di Logue sarebbero infondate, poiché a differenza di quanto riportato dalla pellicola, Logue era un vero dottore.

Mancanze ed errori grossolani, comunque, non inficiano la bellezza della storia come quella raccontata dal regista Hooper attraverso il suo meraviglioso interprete, Colin Firth.