Il disagio provocato da una separazione non può certo giustificare eventuali atti di teppismo di un minore. Questa è la conclusione della sentenza 6970 emessa dalla Corte di Cassazione, che annulla quella del Gup di Torino sulla vicenda di un ragazzino reo di aver rigato l’auto di una signora e di averla minacciata.

Il Tribunale dei Minori di Torino aveva dichiarato il non luogo a procedere “per immaturità al momento dei fatti”, ma la Procura non ne era affatto convinta e la Cassazione le ha dato ragione. Ora il tribunale dovrà riesaminare il caso.

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Così si legge nella sentenza:

“Perché un minore di età sia riconosciuto incapace di intendere e volere al momento della commissione di un reato è necessario l’accertamento di un’infermità di natura e intensità tali da compromettere in tutto o in parte i processi cognitivi, valutativi e volitivi del soggetto, eliminando o attenuando la capacità di percepire il disvalore sociale del fatto e di autodeterminarsi autonomamente. […] Le specifiche condizioni socio ambientali o familiari nelle quali il minore sia eventualmente vissuto anche se particolarmente dolorose e laceranti […] non possono essere considerate, da sole, come fattori che abbiano del tutto compromesso la capacità del minore di rendersi conto del significato delle proprie azioni e di violazione delle stesse.”

Questa sentenza è certamente destinata a far discutere, perché solleva la grande questione della responsabilità della famiglia nei confronti delle azioni dei figli e il limite oltre il quale sussiste però la responsabilità individuale.

La Cassazione non si occupa di questioni morali e pedagogiche: in questo caso si limita a sollevare con puntiglio la necessità di accertare un’infermità prima di scontarla pregiudizialmente all’imputato.

D’ora in avanti sarà più chiaro ai gudici del tribunale dei minori che, a meno di dimostrare la non imputabilità di un minore per gravi incapacità, ai gesti di vandalismo, di teppismo o bullismo deve seguire la punizione.

Non mancano i commenti autorevoli sulla sentenza, tra colpevolisti e innocentisti. Il dolore per il divorzio è un handicap o un alibi?