L’Arma dei Carabinieri rende noto che, ad oggi, le donne ricoprono un ingente numero di posti all’interno del corpo dei carabinieri; ma non solo: una buona percentuale di queste svolgerebbe anche incarichi di alta responsabilità.

Sono i dati che arrivano da Leonardo Gallitelli, comandante generale dell’Arma. È dal 2006 che il numero delle rappresentati del gentil sesso ha cominciato a prendere stabilmente piede nel settore (questo anche grazie all’abolizione della regola sulle aliquote percentuali), e molte di loro sono attivamente impiegate all’estero nel reggimento Msu in zone quali il Kosovo e la Bosnia Herzegovina.

Stesso trattamento riservato ai colleghi maschi, stessi incarichi. Con una piccola eccezione: il gentil sesso ancora non lavora nei battaglioni destinati in attività di ordine pubblico (la cosiddetta “linea mobile”) ma ciò accade anche nella Polizia di Stato.

Nonostante questa limitazione, le donne continuano a prendere piede (giustamente): 1.078 donne divise tra ufficiali, marescialli e carabinieri, distribuite in tutte le unità, da quella territoriale a quella speciale, passando per quelle addestrativa e centrale.

Il personale femminile in futuro potrà venire occupato in un maggior numero di posizioni di comando; per adesso, però, pare sia ancora tempo di imparare. Come spiga Gallitelli:

“l’ingresso del personale femminile è avvenuto in epoca ancora troppo recente e pertanto, al di là delle percentuali, è ancora basso il numero di militari in possesso dei livelli di maturità professionale necessari per poter accedere alle più delicate funzioni di comando”

Per questo motivo, il numero delle “carabiniere” continuerà a crescere prima che venga debitamente professionalizzato e reinserito in contesti di maggiore autorità. Parrebbe solo una questione di tempo.