Potrebbe sembrare una vecchia innovazione, quella del 3D, perché a ben guardare, il cinema tridimensionale o stereoscopico nasce subito dopo la nascita dello stesso cinema, intorno agli anni venti. Tuttavia da quei primi tentativi col sistema dell’anaglifo e occhiali duo color si è fatta tanta strada, con qualche sosta di troppo forse.

Ora il cinema 3D di ultima generazione sembra proprio aver trovato una soluzione di successo. Per ora le pellicole che più hanno provato il nuovo effetto sono state quelle di animazione (su tutti Disney Digital 3-D e Ultimate 3D della Dreamworks) con notevole riscontro di pubblico e gradimento. Il vero problema del resto non sta tanto nella preparazione del film quanto nelle sale di proiezione.

Sia infatti che si tratti di sistema RealD, XpanD 3D o Dolby 3D, le sale cinematografiche infatti devono predisporsi di uno o due proiettori digitali D-cinema (cinema digitale) che proiettano i segnali digitali visivi in sincrono dando allo spettatore il senso di profondità. I proiettori digitali 3D proiettano le immagini a 144 frames al secondo (il cinema tradizionale soltanto 24) su uno schermo particolare (metallico, il “silver-screen”) e gli spettatori vengono dotati di speciali occhialini con lenti polarizzate.

Non parliamo di occhialini di cartone con lenti di plastica di colore rosso e blu.I nuovi occhiali infatti riducono di molto l’affaticamento degli occhi che si avvertiva con i vecchi. Sono ormai noti invece i cosiddetti “occhiali attivi” (occhiali-shutter a polarizzazione attiva) in grado di aprirsi e chiudersi alternativamente con il sincronismo verticale delle immagini destra e sinistra proiettate.

Per il Dolby 3D poi occorrono occhiali cosiddetti “anaglifi a steroidi”, le cui lenti, di tipo passivo, sono formate da un sottile strato di microscopici filtri RGB, polarizzati in maniera corrispondente alla ruota di filtri del proiettore. Anche i cinema italiani si stanno attrezzando. Ecco una lista piuttosto aggiornata della sale che proiettano il cinema 3D.