Il giorno in più”, film tratto dall’omonimo romanzo di Fabio Volo, arriva oggi nelle sale cinematografiche italiane anticipato dal grandissimo successo riscosso dal libro, tradotto in ben 18 lingue in un numero di copie che si aggira intorno al milione. Attesa dalla grande e affezionatissima comunità di fan dell’attore, conduttore e, da ormai ben dieci anni, scrittore bresciano, la pellicola ha visto la regia di Massimo Venier; già conosciuto in passato nei panni di storico collaboratore del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo del quale ha diretto la regia di cinque film, il regista si è avvalso della sceneggiatura, al quale ha collaborato insieme a Volo, di Michele Pellegrini e Federica Pontremoli.

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Giunto ormai con “{#Il giorno in più}” alla decima interpretazione cinematografica, senza contare le quattro pellicole d’animazione a cui ha prestato la voce su cui primeggiano i due titoli della Dreamworks della saga di Kung Fu Panda, {#Fabio Volo} torna davanti alla macchina da presa nel ruolo di Giacomo insieme a Isabella Ragonese, giovane ma già molto quotata attrice palermitana che nel 2009 si è fatta notare grazie all’interpretazione in “Dieci inverni”, presentato al 66° Festival del Cinema di Venezia. Non mancano poi Stefania Sandrelli e Lino Toffolo, nel ruolo dell’innamoratissima famiglia di Volo, lei nel ruolo della madre ancora pronta a dimostrare di sapere e voler amare, e lui nella parte del comprensivo compagno, capace di passare sopra anche ai colpi di testa del di lei figlio; c’è posto anche per un cameo di Luciana Littizzetto, acidissima collega di Giacomo; ultimi ma non meno importanti Roberto Citran, Camilla Filippi e Pietro Ragusa, tutti nomi e volti noti di cinema e TV particolarmente apprezzati.

Giacomo Pasetti (Volo) è troppo preso dal lavoro per trovare una donna; unico cuore libero dell’ufficio, è il bersaglio dei colleghi per qualsiasi impegno fuori orario. Un giorno, incontra sull’autobus una ragazza che, con un gioco di sguardi, gli ruba il cuore; sebbene non abbia il coraggio di parlarle, inizia a indealizzarla al punto di spacciarla come sua vera fidanzata, con tanto di approvazione dei colleghi e dell’amica Silvia (Filippi). Quando finalmente Michela (Ragonese), questo è il suo nome, lo prende in contropiede invitandolo a uscire, Giacomo scopre di esserne completamente innamorato; purtroppo però il destino ci mette lo zampino: la ragazza sta per trasferirsi definitivamente a New York per lavoro. Quando ormai Giacomo, consolato dalla madre (Sandrelli) che da poco ha intrapreso una nuova relazione con Fausto (Toffolo), pensa di averla persa, accetta un lavoro in Sud America; durante uno scalo aereo vicino alla Grande Mela, abbandona tutto e corre alla ricerca della ragazza che lo accoglie piuttosto freddamente, poiché aveva ormai accantonato ogni remota possibilità di avere dei legami con la sua vita precedente. È proprio allora che Giacomo decide di coinvolgerla in un fidanzamento a tempo: quattro giorni per percorrere le tappe più importanti di una vita insieme fino al giorno dell’addio.

Solo 24 ore: è questo il tempo – “Il giorno in più” del titolo – che basterebbe all’amore per sbocciare, per dare i frutti che potrebbero definitivamente cambiare la vita di Giacomo, trasformandolo da tombeur de femmes a innamorato folle di Michela; è quel tempo in più che non c’è, per il quale bisogna lottare, cercandolo e conquistandolo con i denti e con le unghie. Lo sa bene Venier il quale prova e riesce a dare vita a una favola che, nonostante i presupposti ci siano tutti, calibra le emozioni senza mai scadere nel sentimentalismo allo stato brado, quello qualunquista dei facili sentimenti; neanche la Grande Mela, città che ha fatto da sfondo e spesso da protagonista in una serie quantitativamente non indifferente di film e serie per cuori teneri, prende mai il sopravvento, relegata al semplice ruolo di ambientazione di tutto riguardo sulle note di un’affascinante quanto azzeccata colonna sonora.

La regia riesce a caratterizzare in maniera ben precisa i due tempi in cui è idealmente divisa la pellicola: se nella prima c’è una Milano grigia, claustrofobica, fatta di luoghi chiusi, intrecci e imbrogli non lo è di certo New York dove, grazie anche al curato gioco di luci del direttore della fotografia Paolo Carnera, lo stile visivo è agli antipodi, fatto di atmosfere calde e avvolgenti che fanno da preludio a un romantico quanto scontato lieto fine. Anche la sceneggiatura, frutto di un lavoro di cesello sul bestseller di Volo, ha contribuito positivamente alla curata realizzazione della pellicola; dove però è stata l’economia della storia a guadagnarne, l’ironia e la sognante personalità dell’autore hanno purtroppo perso mordente, affidate esclusivamente a un gioco di mimica tra i due protagonisti rapiti da un amore fulminante quanto incapace di comunicare.