Una nuova tecnologia statunitense potrebbe presto ridurre i casi di stupro reiterato. Un’apposita cavigliera, dotata di ricevitore GPS, impedirà agli uomini condannati di violenze sessuali di ripetere il reato una volta messi in libertà.

L’esperimento è attualmente in corso nella Contea Allegheny, in Pennsylvania. A 43 stupratori è stata concessa una sorta di libertà vigilata e, grazie al dispositivo satellitare, gli assalitori verranno monitorati costantemente dalle forze dell’ordine. Qualora tentassero di avvicinarsi a target particolari, quali scuole e asili, una notifica verrà immediatamente inviata al dipartimento competente, che attuerà misure di contenimento e riporterà i recidivi dietro alle sbarre.

Esattamente come accade per i navigatori satellitari quotidianamente utilizzati sulle automobili, la cavigliera GPS riceve in tempo reale i dati di posizione e li inoltra alla polizia. In qualsiasi momento, perciò, è possibile verificare quale sia la reale locazione dello stupratore. Alcuni dubbi, tuttavia, devono essere ancora dipanati: cosa potrebbe succedere se i criminali trovassero un sistema per oscurare la trasmissione dei dati o, peggio, fornire indicazioni volutamente erronee?

Al momento, solo i casi di pedofilia e abuso sui minori sono oggetto di questa particolare ricerca. Chi violenta o malmena bambini pare essere più propenso a ripetere questi crimini e, perciò, l’analisi degli spostamenti risulta estremamente indicata per vagliare la fattibilità del programma. Se la sorveglianza satellitare dovesse rivelarsi un successo, il programma verrà esteso anche alla protezione degli adulti.

Lecito sottolineare, infine, come il controllo GPS implichi un trade-off di non poco conto. Da un lato, infatti, si garantisce una certa serenità alle vittime di tali atroci reati, dall’altro si continua ad alimentare la cosiddetta “società del Grande Fratello“, dove il concetto di privacy diventa sempre più labile. Vale la pena concedere una parvenza di libertà allo stupratore o risulta più appropriata la classica permanenza in carcere?