Cominciamo subito col dire che chi fa discorsi come “il lavoro è tutta la mia vita” ha una ben misera vita. Ma c’è un errore altrettanto madornale: sacrificare sé stessi per gli altri e vivere male le proprie ambizioni. Il segreto della felicità, secondo molti esperti, sta nel lavoro.

In un lungo e divertente articolo su Forbes di Jenna Goudreau, seguitissima giornalista esperta di economia, c’è una riflessione che facciamo nostra: si parla tanto del fatidico momento in cui ci si potrà sdraiare sulla spiaggia con un daiquiri, ma tant’è che la pensione corrisponde per molti al declino: fisico e intellettuale. Solo una questione di età?

Non proprio. Perché nonostante i concreti pericoli dello stress, molti studiosi sono concordi nell’affermare che il nostro cervello è strutturato per affrontare la realtà, andare avanti. Un volano neuronale che pare sia situato nella zona frontale della corteccia cerebrale.

È colpa sua se sogniamo di notte la relazione che dovremo portare domani in ufficio, se mentre lavoriamo a una cosa che ci piace ci sentiamo, quasi scandalosamente, quasi vergognandoci, felici.

Lo spunto viene da un libro di cui si parla molto, scritto dall’economista Todd Buchholz: “Correre: perché avete bisogno e dovete amare la corsa al successo”. Un vero osanna al prendere d’assalto le occasioni e a correre verso i propri traguardi professionali.

Partendo da una divertente scena durante un volo aereo con sala yoga, la giornalista ha sottolineato come dopo questo rilassamento non si sentiva meglio, ma soltanto svuotata “e anche un po’ cretina”.

“L’ex direttore della politica economica della Casa Bianca e docente di Harvard si è proposto di scrivere un libro su come gli americani si stanno distruggendo per la corsa al successo. Ben presto, però, si è accorto che la ricerca gli ha detto il contrario: ci rende più felici. Psicologi comportamentali e maestri di yoga sono ricette sbagliate, mi ha detto Buchholz. L’idea che l’intera nostra società ha bisogno di de-stressarsi è quanto meno insidiosa.”

La solita mentalità americana, lontana dal clima mediteranneo che mette al centro la famiglia? Può darsi, ma ci sono ragioni fisico-chimiche a cui non sfugge nessuno. Dopamina e seretonina, ad esempio, sono l’energia interna delle nostre azioni, e non si svilupperanno mai se dormiamo su un’amaca.

Insomma, viva la concorrenza, vista però come base per la cooperazione, come stimolo a fare meglio e identificare le qualità, negli altri, di cui abbiamo bisogno per raggiungere gli scopi prefissati.

Il luogo di {#lavoro}, quindi, non è una gabbia per la nostra felicità. Se vissuto nell’ottica giusta, somiglia piuttosto a un’arena che costringe a toreare contro il settore del nostro lavoro, un pubblico urlante, la concorrenza agguerrita, e anche contro noi stessi e la nostre paure. Insomma, una pacchia.

Per coloro che ancora pensano che sarebbe meglio tornare indietro nel tempo per condurre una vita più semplice, non complicata da BlackBerry o panini ingoiati al volo, Buchholz aggiunge:

“Non c’è nessuna prova che una vita semplice renda la gente più felice. Quando non c’erano traffico o Internet, l’aspettativa di vita era di circa 45 anni.”

E ora qualche suggerimento di psicologia positiva per trasformare il lavoro nel segreto della nostra felicità:

1. Credi in quello che fai

La realtà è sempre pronta a sbatterti in faccia le cose, perciò meglio non illudersi: non si può ingannare la felicità negando la realtà. Ma è importante anche credere nel proprio lavoro, metterci ottimismo.

2. Ripensa il tuo lavoro

Per molti il lavoro è l’opposto della felicità perché sembra di routine e inutile. Ma ripensandoci, spesso scopriamo che il nostro lavoro, inserito in un contesto più grande, ha significato. Basta non pensare alla “carriera”, ma a qualcosa che non è neppure un lavoro: è il nostro posto nel mondo.

3. Usa il fallimento come carburante

Mai farsi immobilizzare dai problemi o dai fallimenti. La cosa migliore è considerare tutti gli elementi, quello che si è fatto e quello che si sarebbe potuto fare. Il più delle volte si scopre che siamo stati o troppo esigenti o troppo crudeli con noi stessi. E così abbiamo imparato due volte: dall’errore e dalla sua analisi.

4. Poniti obiettivi piccoli

Un passo alla volta. Se si spezzetta il nostro percorso in tanti piccoli obiettivi, si nutre la nostra soddisfazione senza l’ansia di colpire subito quello grande. Intanto, aumenta la fiducia.

5. Impara la regola dei venti secondi

La psicologia suggerisce, se si vogliono cambiare abitudini, di facilitare quella buona di venti secondi rispetto a quella cattiva. Siete a dieta? I cibi cattivi nell’antina in alto che richiede la sedia, e quelli della dieta ad altezza giusta. Dovete fare esercizio la mattina? Le scarpe da ginnastca e la tuta pronte sul letto, mentre tailleur e scarpe col tacco in corridoio. La forza di volontà è un muscolo. Una volta esercitata nella vita privata, sul lavoro otterrete risultati strabilianti.

6. Cerca il supporto degli altri

Lavorare come pazzi, soli contro tutti, può portare al successo, ma ha gravi conseguenze. Il luogo di lavoro è pieno di persone da salutare, con cui collaborare. Bisogna fare uno sforzo per riconoscere i contributi dei membri della vostra squadra, ogni singolo giorno. E quando il lavoro è particolarmente stressante, passare più tempo con la famiglia e gli amici, invece che meno. Le relazioni ci salvano dal lato oscuro del lavoro.