È un mondo complesso, retto da una legge ferrea ed inequivocabile, quello raccontato da Rudyard Kipling ne “Il Libro della Giungla”, che torna ora al cinema in un nuovo film targato Disney e si candida a diventare, in breve, un nuovo piccolo classico destinato ai bambini ma capace di affascinare i più grandi.

La storia di Mowgli, il bambino-lupo cresciuto tra gli animali costretto a tornare nel villaggio degli uomini per sfuggire alla furia vendicativa della tigre, Shere Kahn, ha catturato la fantasia dei lettori sin dalla sua prima apparizione quando, nel 1894, lo scrittore inglese, nato a Bombay, pubblicò il primo dei due libri dedicati alle sue avventure: nati come libri per bambini, con le loro storie di animali parlanti che popolano un ambiente esotico e immaginifico, seppero ben presto far breccia nel cuore dei loro genitori (tanto che Kipling fu insignito del premio Nobel nel 1907).

A rinverdire il mito di Mowgli e dei suoi compagni di avventura era arrivato Walt Disney, producendo quello che sarebbe stato il suo ultimo film prima della morte, nel 1967.

Abdicate le tecniche convenzionali di animazione, la Disney sceglie di raccontare ora “Il Libro della Giungla” avvalendosi di tecnologie sempre più raffinate in grado di mescolare performance in live-action con ambientazioni in digitali e animali completamente ricostruiti con l’animazione fotorealistica: ne risulta un film spettacolare in cui, malgrado ci sia un solo attore in carne ed ossa – il piccolo Neel Sethi, il bambino che interpreta Mowgli – a recitare immerso in un mare di green, la fusione tra realtà e mondo in CGI è tanto perfetta da non far mai avvertire la differenza tra le due dimensioni.

E, se da un punto di vista prettamente visivo, la riuscita del progetto diretto da Jon Favreau, regista diventato celebre per le due pellicole su “Iron Man“, è un completo successo, il racconto e la morale che se ne trae lo rendono un piccolo gioiello da far vedere e rivedere ai bambini. Già perché, al di là delle piaggerie immancabili sulla natura tutt’altro che maligna e sulla divisione fin troppo manichea tra bene e male, questa delicata favola senza tempo riesce ad emozionare e commuovere per il profondo senso di rispetto che la giungla, con le sue regole e i suoi equilibri, incute su tutti i personaggi e, di conseguenza, sugli spettatori, piccoli o grandi che siano.

Merito anche del pregevole lavoro di doppiaggio svolto da grandi attori come Toni Sevillo, che regala una sorta di sobrietà ascetica e regale alla sua Bagheera, Neri Marcorè, un Baloo cialtrone ma di buon cuore, e Giovanna Mezzogiorno, seducente e pericolosa nel ruolo di Ka. Senza dimenticare l’ottimo Giancarlo Magalli, che dopo 20 anni dalla sua passata performance in casa Disney, come voce di Filottete in “Hercules“, torna stavolta nelle “vesti” di King Louie.

In buona sostanza, i 105 minuti che si trascorreranno accanto ai più piccoli, guardando insieme questo nuovo adattamento de “Il Libro della Giunga”, rassicurandoli alla comparsa della tigre e consolandoli nei momenti più dolorosi (perché senza arrivare a vietarlo, come hanno fatto in India per i bambini senza genitori al di sotto dei 12 anni, è pur vero che alcuni effetti speciali ben riusciti possono incutere molto timore) saranno minuti ben spesi da regalare a se stessi e alla propria famiglia.

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