L’uomo italiano è maschilista e misogino. In generale, dico. Poi ci sono sempre le dovute eccezioni. Ma ci siamo mai chieste davvero perchè? Da dove viene il maschilismo e chi aiuta a conservarlo intatto manco fosse Tutankhamon?

La risposta è semplice, e forse detta così non ci piacerà: la colpa è nostra. Se gli uomini hanno ancora la percezione del controllo e del comando sulle donne, il merito va a queste ultime. Assurdo e contraddittorio? Già. Ma le cose, ahimè, stanno proprio così.

“Io non capisco come gli uomini possano permettere alle loro donne di andare in giro conciate così”. Sono frasi che sento pronunciare troppe volte, e non dagli uomini, ma dalle donne, anche giovani. E la cosa mi disturba molto.

Perchè esiste ancora un sistema di sottomissione medievale per cui la donna può compiere delle azioni soltanto se le vengono gentilmente “concesse” dal suo uomo: l’autonomia di scelta non è proprio prevista per un essere inferiore come quello femminile. E soprattutto lo scettro del “comando” è quello maschile.

Ma a noi va bene così. Perchè in fondo se troviamo l’uomo più aperto di vedute quanto meno lo giudichiamo e pensiamo che non sappia portare avanti una relazione seria. Laddove per “serio” si intende qualche genere di costrizione, come quella di vestirsi da monache per rispettare l’orgoglio e la gelosia proprie del maschio alfa.

Le donne dovrebbero imparare a desiderare di essere padrone di se stesse, anche se amano qualcuno: regalare il proprio cuore non significa annullare la propria personalità. In una coppia la parità è impossibile e l’equilibrio è difficilissimo: ma ci si può provare, con pazienza, compromessi, ragionamenti, discussioni. Chinare la testa e dire sì a ogni cosa non ci farà guadagnare il Paradiso, ma solo il Purgatorio in terra.

Tuttavia il problema sta a monte, perché è da quando sono in fasce che i maschietti andrebbero educati dalle mamme non a un’apertura mentale, ma soltanto a quella che dovrebbe essere la logica dell’esistenza; quel che continuo a vedere invece, anche nelle generazioni più giovani, è la tendenza a far pensare ai figli maschi di avere dei diritti in più su tutto il genere femminile, comprese coloro che li hanno messi al mondo.

Basta. E non venitemi a dire che se si insegna a un bambino a rifarsi il letto e a mettere in ordine la sua stanza per rispettare la mamma lo si fa crescere “deviato”; inoltre andrebbe inculcato il principio dell’uguaglianza, che dovrebbe esaltare le differenze OGGETTIVE come l’arricchimento di un concetto di base che ci vorrebbe tutti con gli stessi diritti e gli stessi doveri.

A quel punto non ci sarebbe bisogno di qualcuno che “comanda”, non ci sarebbe bisogno di ruoli predefiniti e preconfezionati. Ci sarebbe soltanto bisogno di trovare equilibri sensati e personali per ogni coppia. Ogni amore sarebbe così davvero unico.

Ma la rivoluzione deve partire da noi, dalle “vittime”: perchè siamo vittime, oltre che carnefici, ricordiamocelo; e non dei preconcetti o degli uomini, ma di noi stesse.

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