Siete in procinto di organizzare il vostro matrimonio e vorreste qualcosa di originale e particolarmente intimo? Il rito buddista potrebbe essere un’ottima alternativa. Partiamo dal presupposto che per il Buddismo il matrimonio non è un sacramento ma solo un vincolo che gli sposi scelgono di porsi di fronte ad amici e parenti e che in Italia non ha valenza legale, quindi occorre comunque svolgere le nozze civili. Detto ciò ecco un excursus e qualche consiglio utile per celebrare questa cerimonia così particolare.

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La prima fase prevede la recitazione di alcuni capitoli del Sutra del Loto, uno dei testi sacri buddisti secondo cui la Buddità, una condizione di felicità e libertà assolute, è presente in ogni forma di vita: si tratta dell’Hoben (termine che indica i “mezzi atti a raggiungere uno scopo”), del Jgage (la parte in versi del capitolo Juro) e del Daimoku (l’invocazione mantrica). A questo punto gli sposi e i testimoni bevono tre sorsi di saké da tre tazze differenti, metafore delle tre esistenze di passato, presente e futuro. La fase successiva permette ai presenti di intervenire: un passaggio che circonda la coppia e le fa sentire nel profondo la vicinanza di chi li circonda in un momento così speciale. Testimoni e invitati possono esprimere i loro sentimenti in tanti modi: leggendo un passo dalla letteratura sacra buddista, da altri testi o, più semplicemente, augurare felicità agli sposi. A questo punto si torna a recitare tre Daimoku.

Un rito poetico e totalmente differente da quello estremamente semplice che si svolge in comune; un rito che invita tutti coloro che vi prendono parte a una comunione di intenti che si concentra sull’augurio di una vita felice e armoniosa per gli sposi. Avvicinarsi a questa cultura non vuol dire però solo inscenare una cerimonia: per apprezzare in tutto il suo splendore questo genere di matrimonio, sarebbe infatti opportuno conoscere il buddismo e la sua storia. In vostro aiuto accorrono siti come quello dell’Ubi, Unione Buddhista Italiana e quello dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Una dottrina morale più che una religione vera e propria che trova le sue origini alla fine del VI secolo a.C. nell’India settentrionale: un sistema di pensiero che indica il comportamento da adottare in vista del nirvana (letteralmente “libertà dal desiderio).

Scegliendo questo genere di rito si sceglie una cerimonia quindi spirituale che di religioso ha poco. Il sito eHow indica alcuni passi da seguire per la sua migliore riuscita attenendosi alle regole tradizionali. Per prima cosa occorrerebbe andare da un monaco per scegliere la giornata più adatta nella quale lo sposo possa fare la proposta di matrimonio alla sposa: ciò dipenderebbe dall’oroscopo della coppia. A questo punto, si può festeggiare con una cerimonia di fidanzamento Chessian, durante la quale lo zio materno della sposa è seduto su una piattaforma rialzata e si sceglie la data astrologicamente perfetta per le nozze.

Si passa ora a scegliere il luogo dove celebrare il rito. Tradizionalmente svolto a casa di lei insieme a parenti e amici più intimi, in Italia potrebbe essere previsto anche in un altro luogo più grande per accogliere maggiori invitati. Il giorno prescelto lo sposo dovrà portare alla sua sposa una dote che comprende sei o nove vassoi (il sette e l’otto non sono di buon augurio) pieni di incenso, vino, tè, dolci, carne e gioielli e due candele che dovranno essere accese durante la cerimonia. A questo punto può iniziare il rito.