A ciascuna fede il proprio matrimonio.  Chi professa un determinato credo religioso desidera celebrare questo importante giorno secondo i canoni della propria confessione. Ciascuna fede prevede rituali e codici che traggono origine da tradizioni diverse, anche se l’emozione è ovviamente la stessa. Il matrimonio ebraico presenta un rituale molto affascinante.

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Va chiarito anzitutto che questo tipo di celebrazione non può considerarsi un atto sacramentale. Essa, in un’ottica prettamente religiosa, è da considerarsi come la forma pubblica con cui una donna viene consacrata ad un uomo e alla famiglia che si formerà.

La celebrazione di questo rito avviene solitamente in una Sinagoga, ma può avvenire anche in casa o in un luogo aperto. La presenza del rabbino è prevista, anche se non obbligatoriamente. Il maestro della comunità si occupa di controllare alcuni dettagli fondamentali per la validità delle nozze: egli accerta che non sussistano impedimenti ostativi alla regolare celebrazione del {#matrimonio} e che tutto sia consono sotto il profilo rituale.

A questo proposito occorre specificare infatti che affinché la celebrazione sia legittima, devono essere presenti almeno dieci persone: questo poiché al di sotto di tale numero non si forma una comunità. Concretamente, il corteo nuziale si raduna al di fuori della Sinagoga, quindi gli sposi raggiungono una saletta interna dove viene celebrato il rito civile secondo le leggi dello Stato.

A questo punto il rabbino legge il testo della Ketubàh alla presenza di due testimoni. La Ketubàh è un documento riassuntivo contenente le norme sugli adempimenti economici del marito nei confronti della moglie: questo perché solo il marito può chiedere il ghet, cioè il divorzio; la Ketubàh è quindi una tutela per la donna.

Una volta firmato il documento, gli sposi seguono il rabbino sotto la huppàh, un baldacchino normalmente in velluto rosso e oro, che rappresenta la futura abitazione degli sposi. Segue un successivo rituale presso l’Aron in cui sono contenuti i rotoli della Torah. Gli sposi vengono benedetti dai genitori, quindi l’Aron viene aperto e anche il rabbino pronuncia la sua benedizione.

Alla fine della cerimonia lo sposo infrange un bicchiere, per ricordare che nessuna cerimonia può essere completamente lieta dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme e l’allontanamento del popolo eletto dalla Terra Santa. Questo rito nuziale purifica gli sposi, che rinascono simbolicamente senza peccato, aprendosi ad una nuova vita da percorrere insieme.