La pratica delle dimissioni in bianco è all’attenzione del governo. Lo dice in una nota il Ministro Elsa Fornero, che risponde così ai tanti appelli che ha ricevuto per combattere una piaga del mondo del lavoro femminile.

Con il termine dimissioni in bianco si definisce la pratica di far firmare alle dipendenti, al momento dell’assunzione, un modulo di pre-licenziamento in caso, soprattutto, di maternità.

In una nota, il titolare del dicastero del Welfare ha rassicurato che il problema è alla sua attenzione, sottolineando che questa pratica pesa fortemente e negativamente sulla condizione lavorativa delle donne e sulla loro stessa dignità, costituendo una vera e propria “devianza” dai principi di libertà e pari diritti. In questo caso, inoltre, le deleghe del ministro si incrociano, perché oltre a essere titolare per il Lavoro lo è anche per le pari opportunità.

«Il Ministero sta studiando i modi e i tempi di un intervento complessivo a carattere risolutivo e che, anche grazie all’uso delle tecnologie informatiche, possa garantire, in caso di dimissioni, la certezza dell’identità della lavoratrice, la riservatezza dei dati personali e soprattutto la data di rilascio e di validità della lettera di dimissioni nell’ambito di una più generale volta a rafforzare la trasparenza nelle relazioni di lavoro»

La notizia si è già sparsa sulla pagina Facebook di appello per il ripristino della legge legge 188 contro le dimissioni in bianco approvata nel 2007 e poi cancellata dall’ex ministro Sacconi. Quella legge prevedeva moduli numerati e a scadenza. Non si sa se il ministro ne farà tesoro: ma l’accenno ai sistemi informatici sembra orientato a dissuaderne l’uso e a regolamentarlo con una minaccia punitiva.

In ogni caso, i dati sulle dimissioni in bianco in Italia sono inaccettabili e vanno combattuti: per le donne fra i trenta e quarant’anni la percentuale di chi ha dovuto firmare questi moduli raggiunge il 13%, solo il 2% in meno del totale delle donne che hanno rinunciato al lavoro per una gravidanza. Il che significa una cosa soltanto: che quasi nessuna donna lavoratrice neomamma si dimette volontariamente.

Fonte: Ministero del Lavoro