Per acquistare la prima casa e pagare il mutuo gran parte dei giovani possono contare sull’unica vera banca che funziona in Italia: i genitori. Una ricerca di Casa.it lo spiega in cifre: il 67 per cento delle famiglie aiuta i figli nell’acquisto di una casa e nel mutuo, in una fascia d’età che dai 20 arriva ai 35 anni.

Le ragioni sono note: il precariato diffuso tra i giovani, ormai quasi senza distinzione tra laureati e non laureati, tra giovani lavoratori e ultretrentenni, ha distrutto l’autonomia finanziaria di queste generazioni. In questi anni, la scelta di governi, sindacati e imprese di privilegiare chi un lavoro ce l’aveva finendo col far pesare il costo della crisi ai giovani affidandosi, con poca lungimiranza, al welfare della famiglia, ha creato le condizioni di una dipendenza di questi dai loro genitori. Mamma e papà sono meglio protetti dallo stato sociale e godono di lavori o pensioni che ne hanno garantito il patrimonio.

I risparmi di una vita, così, vanno nella soddisfazione dei figli che chiedono l’indipendenza e sono i genitori a pagarla finanziando un acquisto che altrimenti risulterebbe impossibile. La ricerca evidenzia anche le cifre che le famiglie sono disposte a sborsare: il 28,5 per cento è disposto a spendere tra i 100.000 e i 150.000 euro, e una percentuale simile fino a 200.000 euro, mentre una famiglia su cinque tra i 200.000 e i 300.000 euro. Solo il 6,3 per cento si può permettere immobili dal valore di 400.000 euro o più, mentre più del doppio deve restare obbligatoriamente sotto i 100.000 euro

La domanda che si pongono tutti, compreso dice Daniele Mancini, amministratore delegato di Casa.it, è se e come l’Imu potrà modificare questa realtà già molto complicata:

«Su chi ricadrà l’onere della maggiore tassazione immobiliare, Imu, aumento rendite catastali, aumento delle aliquote? A pagare saranno ancora una volta le famiglie o i figli con possibilità economiche in continua diminuzione? L’effetto certo sembra essere sicuramente l’allungamento dei tempi di acquisto della prima casa e il conseguente aumento del gap con altri mercati europei dove la prima indipendenza viene raggiunta prima.»

Peccato, perché nel primo trimestre del 2012 è leggermente salita la propensione all’acquisto di immobili, perché più italiani – circa il 49 per cento contro il 45 per cento dell’anno scorso – sono convinti che questo sia un buon momento per investire.

Fonte: AdnKronos