A oltre un anno dalla scomparsa di Michael Jackson, indiscusso re del pop, continuano le polemiche in merito ai misteri che hanno accompagnato la sua vita, un’esistenza assolutamente fuori dall’ordinario. Le ultime scioccanti rivelazioni provengono dal padre, Joe Jackson, il quale candidamente ammette di aver picchiato il figlio durante l’infanzia.

Le ragioni di questo atto di violenza, che per un bambino non è solo fisica ma anche psicologica, risiedono nella classica giustificazione dell’educazione. Joe, infatti, si dice certo di aver contribuito così al bene del figlio, evitandogli soprusi dai bulli e la possibilità di finire in carcere.

Ho dovuto agire così perché mentre lo crescevo, in quel periodo, vi erano moltissime bande pronte a mettersi nei guai e a finire in galera. Molti di questi ragazzi sono ora morti, ma lui non si è dovuto preoccupare di tutto ciò. No, non ho alcun rimpianto.

Queste le parole di Joe Jackson, rilasciate al portale JacksonSecretVault e rilanciate da più fonti sul Web. Si tratta di parole sicuramente sconcertanti, che non mancheranno di sollevare fitte proteste, soprattutto in un periodo storico in cui il mondo civilizzato, giustamente, si sta impegnando per limitare la violenza sui minori, soprattutto in ambito domestico.

Forse quest’educazione rigida, e manesca, ha contribuito alla fragilità della personalità di Michael che, anche in età adulta, ha sempre dimostrato un carattere fanciullesco, quasi volesse rivivere costantemente la propria infanzia. Non è un caso, infatti, che la residenza di Neverland fosse un vero e proprio paese delle meraviglie, una Disneyland in miniatura progettata a misura di bambino. Un mistero, questo, che tuttavia non potrà mai essere completamente svelato.