Presentato in concorso alla 6ª edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, arriva nelle sale in 30 copie “Il paese delle spose infelici”, primo lungometraggio del regista pugliese Pippo Mezzapesa prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci. Tratto dal romanzo di Mario Desiati, il film è stato scritto a sei mani da Mezzapesa, la sceneggiatrice e collaboratrice di lunga data Antonella Gaeta e Antonio Leotti.

Galleria di immagini: Il paese delle spose infelici

Nel cast, quasi completamente formato da volti nuovi scoperti dallo stesso regista durante i casting svolti proprio nella terra in cui è ambientata la pellicola, spiccano i giovanissimi protagonisti Nicolas Orzella e Luca Schipani; rispettivamente nei panni degli amici Veleno e Zazà, i due affrontano per la prima volta la telecamera insieme a Aylin Prandi, già vista in alcune pellicole tra cui “No Problem” del 2008, scritta e diretta da Vincenzo Salemme.

Sullo sfondo di un piccolo paese pugliese Veleno (Orzella) e Zazà (Schipani), due adolescenti diversi ma uniti da un fortissimo legame d’amicizia e dalla passione del calcio vissuta nella squadra di calcio lole insieme ad altri coetanei, scoprono l’amore per una strana ragazza: Annalisa (Prandi). L’incontro con la giovane, provata da un dolorosissimo passato e da un presente infelice e fin troppo chiacchierato nel micromondo paesano, che i due avevano visto tentare il volo dal tetto della chiesa con indosso il vestito da sposa sarà per tutti un occasione per assaggiare il sapore della vita, contro tutto e tutti.

Torna di nuovo la Puglia sul grande schermo, protagonista insieme agli attori in carne e ossa dell’opera prima di Pippo Mezzapesa, fortemente legato agli scenari simbolo della sua terra natia. Una terra ricca di umanità e simbolicità ma costretta a vivere tra i gas venefici della grandissima fabbrica che s’erge imponente all’orizzonte – l’Ilva di Taranto – e le vocazioni al male di chi spaccia per pochi soldi, come il fratello di Zazà che cerca di fare suo con le unghie e con i denti un futuro migliore, magari in quella Torino tanto amata in cui gioca la sua Juventus, entrambi simboli indiscussi del benessere degli anni novanta.

A parte gli scorci in cui la mano del regista si fa più pesante, mostrando un volto fin troppo povero di una terra diventata ormai la nuova frontiera del cinema italiano, Mezzapesa lascia scorrere con maestria le immagini di questa gioventù che si mostra a viso scoperto, senza maschere, così come la terra brulla e incontaminata della campagna pugliese. È feroce ma allo stesso tempo delicato il ritratto di questi ragazzi, ancora adolescenti ma costretti ad abbandonare la spensieratezza della loro età per diventare adulti, con tutti gli oneri del caso; un’immagine che difficilmente non farà affiorare scenari di pasoliniana memoria, pregni di quel retrogusto amaro di un neorealismo dei giorni nostri.

Di certo un ottimo esordio nel cinema per il regista di “Pinuccio Lovero – Sogno di una morte di mezza estate”, documentario borderline tra realtà e finzione che ha riscosso il parere positivo di pubblico e critica al Festival del Cinema di Venezia 2007, il quale affida la chiusura della pellicola alla madonna laica interpretata dalla Prandi e alla sua frase appena sussurrata in cui chiede a Veleno di “farsi morbido” ora che è diventato un vero uomo.