A questa scoperta è giunta un’equipe di studiosi neozelandesi che ha osservato le abitudini sonno-veglia in ben 591 bambini in età scolare, facendo loro indossare un apparecchio che ne monitorava costantemente l’attività fisica nel corso delle 24 ore.

Dei genitori coinvolti nella ricerca, il 16% riferiva delle difficoltà del proprio figlio ad addormentarsi, rintracciando le principali cause di questo malessere in due fattori determinanti: l’eccessivo uso della televisione e la “buonanotte” dopo le 21.

In realtà lo studio condotto dal Professor Mitchell, del Dipartimento di pediatria della Auckland University, ha dimostrato la scarsa incidenza di questi due fattori, rilevando invece, in modo oggettivo, notevoli differenze tra i bambini che svolgevano un’attività fisica più meno regolare e intensa e coloro i quali trascorrevano più tempo in attività sedentarie.

Più precisamente, le conclusioni pubblicate sulla rivista Archives of Disease in Childhood, hanno rilevato che i primi tendono ad addormentarsi prima e più facilmente, mentre i secondi faticano a prendere sonno e dormono meno ore con conseguenze sul loro stato di salute: sono più frequentemente esposti a rischi di obesità e presentano un basso rendimento cognitivo all’ingresso a scuola.

La maggior parte dei bambini impiegava circa 26 minuti per addormentarsi. A una più intensa attività fisica svolta durante il giorno, corrispondeva una diminuzione del tempo impiegato a prendere sonno, mentre per ogni ora trascorsa senza fare attività occorrevano ai bambini tre minuti in più per prendere sonno.

Lo studio ha dunque sottolineato l’importanza del movimento per i bambini, non solo per il loro benessere fisico, per preservare il sistema cardiovascolare e il peso forma, ma anche per una migliore qualità del sonno.