Più istruzione, più formazione e attenzione verso le donne. Investire sul lavoro femminile può ridurre la povertà e migliorare il benessere delle famiglie, nonché potenziare l’economia del paese. Ecco che cosa propone Anna Maria Tarantola, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia.

Le crescenti difficoltà nel conciliare una professione con le esigenze della famiglia portano irrimediabilmente all’esclusione delle donne dal mondo del {#lavoro}, perché non hanno sufficienti aiuti e sulle loro spalle grava la maggior parte delle responsabilità.

A essere sotto accusa è il precariato, come ha affermato la dottoressa Tarantola premiata durante l’ultima edizione del “Premio Marisa Bellisario”.

“Il precariato aggrava i vincoli e le disuguaglianze economico-sociali, anticamera della povertà e dell’esclusione sociale delle donne”.

Meno disparità di genere, quindi, con un maggiore coinvolgimento del popolo femminile nel mondo professionale, soluzione che eviterebbe di far gravare mogli e compagne sul reddito dei vari mariti e partner, come invece accade soventemente.

“Investire sulle donne riduce la povertà non solo delle donne stesse, aumentandone la capacità reddituale, ma migliora anche le condizioni di vita delle loro famiglie, particolarmente dei loro figli”.

Dalle parole del Vice Direttore di Bankitalia scaturisce l’ennesimo ritratto a tinte fosche dell’Italia per quanto concerne l’occupazione femminile, una panoramica che si allinea perfettamente con quanto rilevato dall’ILO (International Labour Organization) solo poche settimane fa nel suo rapporto “Eguaglianza sul lavoro: la sfida continua”, che metteva in evidenza come anche la crisi economica avesse contribuito a penalizzare le donne sul lavoro, nonché ad acuire la discriminazione nei loro confronti.