Si chiuderà il 24 ottobre l’edizione 2009 del premio internazionale Roberto Rossellini, che si svolge come ogni anno nella costiera amalfitana, tanto cara al regista neorealista.

La rassegna di quest’anno, il decimo, è stata interamente dedicata alle donne e alla filmografia al femminile, e si è focalizzata su alcune importanti e delicate questioni che ancora oggi, in molte parti del mondo, ostacolano la piena affermazione della donna e la tutela della sua dignità.

Alla premiazione parteciperà anche la presidente delle donne democratiche iraniane in Italia, Shahrzad Sholeh, che riceverà simbolicamente il premio in nome di Neda, la ragazza iraniana trucidata e divenuta simbolo della protesta contro il risultato delle elezioni presidenziali iraniane dello scorso giugno.

Il video della sua morte, di una ragazza come tante in jeans e t-shirt nera, avvenuta mentre manifestava per le vie della città, ha fatto il giro del mondo attraverso una diffusione virale aiutata molto anche dallo scrittore Paulo Coelho, che lo ha pubblicato su Facebook, nella sua pagina personale, immediatamente seguito da migliaia di utenti.

Ma l’opportunità di non dimenticare donne diventate simbolo di coraggio per la tenacia con cui difendono i propri ideali non si ferma qui. Shahrzad Sholeh riceverà un premio anche in nome dell’antropologa Samar Minallah, condannata a morte per aver ripreso con un telefonino una diciassettenne flagellata dagli integralisti talebani in Pakistan, perché sospettata di una relazione con il suocero. Samar ha 41 anni, è pachistana di etnia pashtun e ha fondato Ethnomedia, organizzazione non governativa che si batte per l’emancipazione femminile in Pakistan. Ora vive nascosta, sapendo che sarà uccisa in maniera crudele se la troveranno, perché offendere i talebani è uno dei crimini più gravi nella sua terra. Con lei ci sono due figli, di 11 e 16 anni.

In queste due tristi vicende emerge come Internet e le nuove tecnologie saranno sempre di più al servizio di una libera informazione, di un nuovo giornalismo, per portare alla luce situazioni gravi nascoste da censure, imbavagliamenti, solitudine e senso di rassegnazione e impotenza.

Vi ricordate il movimento verde, che aveva fatto il giro del mondo grazie ai social network come Twitter e Facebook? Certo, c’è bisogno di sapersi orientare nella grande quantità di informazioni che la rete propone, ma se questo potrà servire per una presa di coscienza su alcune realtà e per dare un contributo per cambiare la vita non solo delle donne ma di intere popolazioni, ben venga. L’importante è poi spostare l’attenzione dall’online all’offline, e trovare soluzioni nella vita reale.

In questo caso, un premio cinematografico ha dato il suo contributo per far riflettere sulla condizione delle donne, attraverso storie che arrivano dall’Iran, dall’Europa, dall’Argentina, e che raccontano di violenze morali o fisiche, di ingiustizie subite o di lotte per l’affermazione dei diritti umani e della giustizia sociale. E il tutto in pieno spirito rosselliniano, dal momento che il regista ha sempre considerato il cinema uno strumento di innovazione e di emancipazione culturale.