Un periodo di certo non positivo per “The Hurt Locker“, film diretto da Catherine Bigelow in corsa per gli Oscar 2010.

Cominciamo con il produttore, Nicolas Chartier, dirigente della Voltage Pictures. A quanto pare costui avrebbe avuto la malsana idea di inviare ai membri della giuria una email nella quale invitava i giurati ad esprimere la propria preferenza a favore del suo film in quanto produzione indipendente, e a non ad una pellicola da “500 milioni di dollari”, riferendosi ovviamente ad “Avatar” di James Cameron, con il quale compete per l’ambita statuetta.

Comportamento, quello di Chartier, poco ortodosso e, soprattutto, poco corretto, almeno secondo gli organizzatori degli Academy Awards che hanno ravvisato nella email in questione una violazione del regolamento che vieta ai candidati di esprimere pareri negativi sui diretti concorrenti.

Il risultato? Nicolas Chartier non potrà partecipare alla cerimonia degli Oscar, e tanti saluti.

Ma i problemi per il film diretto dall’ex moglie di Cameron non finiscono qui.

Proprio contro la Bigelow sono state rivolte le ire di molti veterani dell’Iraq, i quali non sono d’accordo con l’immagine che la regista vuole trasmettere di quella pericolosa fase successiva all’invasione americana dell’Iraq e non apprezzano le diverse imprecisioni presenti nel film.

Ha affermato l’ex ranger paracadutista Riechoff:

“Se il film fosse basato su una guerra mai esistita, non avrei avuto nulla da dire, ma questo film è basato su un conflitto vero nel quale ho visto amici uccisi o mutilati dagli Ied. I film più di ogni altra cosa sono il mezzo col quale l’America impara a conoscere la guerra, credo quindi sia dovere di chi li produce raccontarla nel modo più accurato possibile”.

Altro discorso sarebbe quello del fare in modo che non ci sia proprio nulla da raccontare.

Ma questa è un’altra storia.