Ad aprire il caso ci ha pensato il quotidiano “La Repubblica” nell’edizione odierna, con un articolo in cui si raccontava della concessione ricevuta da Mediaset a sperimentare le trasmissioni in alta definizione sul digitale terrestre in quelle regioni già digitalizzate o in procinto di farlo (nelle aree del cosiddetto switch-over).

Motivo della contesa è il canale 58, una delle frequenze oggetto dell’asta non competitiva (beauty contest) per l’assegnazione di alcune frequenze liberate durante il passaggio al digitale, una frequenza su cui la TV del gruppo Fininvest trasmette da qualche tempo un multiplex composto dalle versioni HD di Italia 1 e Rete 4, oltre che del canale a pagamento Premium Calcio 2. Il tutto dopo aver ricevuto regolare autorizzazione transitoria da parte delle autorità in seguito ad una richiesta dell’azienda dello scorso luglio.

Tanto è stato sufficiente, ovviamente, per accendere il dibattito politico, visto che l’autorizzazione sopra menzionata è arrivata dal viceministro Paolo Romani, già diverse volte in passato accusato di favorire Mediaset, azienda in parte posseduta e controllata direttamente dalla famiglia del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Immediata la replica di Romani alle accusa del giornale di Eugenio Scalfari tramite una nota diffusa in mattinata in cui si spiegava:

Nessun regalo a Mediaset, ma un provvedimento assolutamente legittimo, sulla base di quanto prevede il codice delle comunicazioni elettroniche, finalizzato a consentire la sperimentazione di tecnologie avanzate e di servizi innovativi a beneficio dell’utenza, ad un uso efficiente dello spettro radioelettrico e a proteggere un patrimonio di risorse frequenziali, attualmente inutilizzato, da possibili occupazioni abusive.

Di parere opposto, com’è scontato, la posizione di Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazioni del Partito Democratico che ha parlato chiaramente di “regalo” fatto all’azienda del Premier da parte di Romani, sottolineando come questa concessione possa aprire la strada all’assegnazione futura della frequenza a Mediaset, comunque favorita, rispetto agli altri competitor, per quanto riguarda la possibilità di sperimentare le trasmissioni in alta definizione già prima dell’effettivo completamento dello switch-off nazionale. Gentiloni ha infatti detto:

Il regalo di un nuovo canale digitale a Mediaset da parte del viceministro Romani, rivelato oggi da Repubblica, è un fatto grave che potrebbe avere conseguenze ancora più gravi. […] Il canale 58 graziosamente e gratuitamente concesso alle Tv del premier non viene infatti utilizzato per alcuna “sperimentazione”, ma per arricchire l’offerta in HD di Mediaset. L’argomento usato da Romani per giustificare il dono – “anche alla Rai abbiamo consentito di usare frequenze aggiuntive” – non sta in piedi: le aggiunte concesse alla Rai, al contrario di quanto sostiene il Ministero, servivano a coprire gli obblighi di copertura posti dalla legge per il servizio pubblico. Questo è un regalo a un privato. […] Ma la cosa più grave è che il canale donato è il migliore dei 5 che verranno assegnati con una gara del Ministero nei prossimi mesi. Visto che, per l’assurda modalità con cui è fatta la gara, Mediaset si aggiudicherà comunque, e gratis, uno dei cinque, non sarà che Romani gli ha già concesso di accaparrarsi il migliore?

Insomma la polemica politica impazza nonostante la medesima concessione sia stata fatta in passato anche alla Rai per problemi di copertura. La vicenda non è altro che l’ennesimo tassello di un mosaico che vede una vera e propria lotta di poteri per la spartizione delle frequenze attualmente occupate dalla televisione analogica.

Il digitale terrestre è un’opportunità per arricchire l’offerta a disposizione del cittadino e il relativo pluralismo tra gli operatori, ma c’è chi invece teme che, per come si sta configurando la transizione in Italia, con il digitale si rischi di rafforzare ancora di più la posizione dominante di alcuni soggetti “storici” della televisione italiana.