La difficoltà rende la donna o l’uomo magri. A dirlo è il ricercatore americano Brian Wansik direttore del Food and Brand Lab della Cornell University, dove si studia il rapporto fra cibo e mente.

La teoria principale è riassunta in due parole, che sono anche il titolo di uno dei libri di Wansik: “Mindless eating“, mangiamo senza pensare. Quando siamo al telefono, davanti alla TV o al PC, in ufficio, a tavola fra una chiacchiera e l’altra buttiamo giù cibo non per fame ma per distrazione.

Un meccanismo quasi automatico che potrebbe essere interrotto rendendo l’azione più faticosa e quindi consapevole. Per risolvere il problema, infatti, secondo Wansik basterebbe tenere il cibo a distanza di sicurezza.

Il concetto “lontano dagli occhi, lontano dallo stomaco” può essere applicato anche in positivo, ad esempio lasciando a portata di mano cibi sani e nascondendo quelli più calorici. È più facile prendere una mela dal bancone della cucina che cercare una fetta di dolce nel frigo.

La prova del nove di questa formula magica viene da uno studio condotto su 78 persone, i cui risultati sono stati esposti al congresso Experimental Biology 2010 di Anaheim, in California. Evitando di mettere le portate direttamente sulla tavola, gli interessati hanno mangiato il 20% in meno di quando si trovavano i vassoi davanti.

Con l’imminente necessità di indossare abiti più leggeri, che scoprono le rotondità accumulate nell’inverno, una dieta non dieta come questa potrebbe essere la salvezza.

Ma potrà bastare spostare i biscotti nell’ultimo ripiano della dispensa, per debellare gli odiati rotolini? Wansik ne è sicuro e sul suo sito rilancia, elencando molti trucchetti accattivanti, quantomeno perché non richiedono sacrifici immani.