Il sentiero”, film del 2010 diretto dalla regista della Bosnia Erzegovina Jasmila Žbanić, arriva finalmente in Italia con distribuzione Fandango dopo la presentazione al 60° Festival Internazionale del Film di Berlino. A sei anni dal suo esordio cinematografico sul grande schermo con “Il segreto di Esma”, la Žbanić ritorna con una toccante storia su amore e integralismo islamico, visto con gli occhi di Luna, la brava Zrinka Cvitešić, una giovane donna divisa tra l’amore per il suo compagno Amar, Leon Lučev, e l’improvvisa sua conversione a un credo che passo dopo passo smantella la quotidianità del loro rapporto.

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I due amanti bosniaci Luna (Cvitešić) e Amar (Lučev) vivono una relazione tra alti e bassi; entrambi musulmani non osservanti, lei hostess e lui disoccupato dopo essersi presentato ubriaco a lavoro, vorrebbero metter su famiglia benché il desiderio sembri allontanarsi sempre più lontano a causa della precarietà economica. Dopo aver incontrato un ex commilitone conosciuto durante l’ultima devastante guerra che ha colpito la loro nazione, Amar decide di accettare un lavoro presso una comunità di musulmani ortodossi, in una zona isolata e molto distante dalla loro casa. I giorni passano e Luna, già restia a lasciarlo andare, decide di fargli visita: quello che troverà non sarà più il suo amato compagno, ma un uomo nuovo, diverso profondamente vicino alle idee religiose della comunità. Inizia così per Luna un difficile sentiero da affrontare, fatto di integralismo, regole e comportamenti che si scontrano inevitabilmente con il suo modo di vivere.

La regista Jasmila Žbanić riporta sotto i riflettori i duri contrasti della guerra etnica che ha lasciato dietro a sé una lunga scia di sangue e che sfocia, ora, in un duro scontro religioso con conseguenze spesso drammatiche, proprio come quelle vissute dai due protagonisti. Il passo dalla felicità alla disperazione è breve: lo sanno bene Luna e Amar, due volti della rinascita del Paese che affrontano ognuno a suo modo il proprio percorso.

Da una parte c’è Luna, segnata nel profondo dalla dolorosa esperienza d’infanzia che l’ha strappata dalle braccia dei suoi genitori ma che, nonostante ciò, prova a rimettere in piedi mattone dopo mattone la propria esistenza, mentre dall’altra ecco Amar, un passato recente marchiato a fuoco dagli orrori della guerra civile, che cerca un appiglio concreto a cui aggrapparsi: non più l’effimero alcol, incapace di mettere a tacere i ricordi brutali del suo passato, ma il sostegno tangibile dei fratelli musulmani pronti ad accoglierlo nella loro grande e protettiva famiglia a discapito però dell’amore per la propria compagna.

Il prezzo da pagare purtroppo però è molto alto: quello che per l’uomo è un’ancora di salvezza, per la donna è il baratro della propria esistenza. Una vita da subordinata, a servire e riverire il proprio compagno rinunciando ai piaceri meritatamente conquistati in nome di un integralismo che nulla concede al sesso femminile; un equilibrio instabile, quello invocato da Amar, che toglie alla donna attraverso un’ostentata inferiorità mascherata da neri niqab per concedere, con gli interessi, agli uomini ragazze minorenni da aggiungere allo stuolo di mogli silenziose.

È questo il bivio che porta Luna a scegliere il sentiero, la propria strada da seguire per tener fede ai propri principi: bisogna scegliere se dar retta all’amore o alla ragione, alla finta serenità o alle tribolazioni quotidiane della vita libera. Una dura scelta forse, che solo una donna lucida come Luna può affrontare soppesando attentamente il suo passato e il suo progetto di futuro.