Abbiamo già altre volte affrontato il tema (sempre attualiassimo) della difficoltà, per le donne, di conciliare il lavoro con la famiglia, e abbiamo anche registrato auspici di proposte che operassero in questo senso, provenienti anche dal mondo dell’impresa e della finanza.

Adesso, però, una possibile soluzione concreta arriva, almeno nel settore medico-ospedaliero: a prospettarla è Cimo-Asdm, il sindacato dei dirigenti medici, che ha chiesto a gran voce la predisposizione di forme contrattuali più flessibili, con possibilità di part- time e costruiti in maniera tale da non penalizzare i camici rosa.

Cosa, quest’ultima, che, secondo Italia Corti, del coordinamento nazionale Cimo, attualmente ancora avviene:

I contratti in sanità sono impostati al maschile, con un’organizzazione del lavoro tutta proiettata verso la possibilità di dedicarsi esclusivamente a questo e alla carriera

Eppure ciò avviene in un settore in cui è ormai avvenuto il sorpasso delle donne (che rappresentano infatti il 63% del totale) rispetto agli uomini.

Il rischio, però, è che si soddisfi questa richiesta dando vita a dei contratti “di serie B”, che siano in qualche modo dicriminanti. Su questo punto la sindacalista non transige:

Non vogliamo contratti di serie B, vogliamo gestire il cambiamento, anche attraverso l’inclusione nel contratto di sistemi premianti, in modo che le donne non siano costrette a rinunciare ai figli per la carriera

Questa l’idea, ma in che modo poi la si possa realizzare nella pratica è tutt’altra cosa, e resta ancora da vedere.

Questo, insieme alla minore retribuzione delle professioniste donne rispetto ai colleghi uomini, è uno di quei problemi di cui si parla spesso: speriamo, prima o poi, di poterne parlare al passato anziché al presente.