I dati sugli ascolti parlano chiaro: i reality show continuano a tenere banco e il pubblico a interessarsi sempre più a questo tipo di programmi. Mentre nel resto d’Europa, programmi come il Grande Fratello non hanno resistito alle ire del tempo, nel Belpaese si è registrata una netta controtendenza.

Una sorta di morbosità o semplice intrattenimento leggero? Chi può dirlo in realtà, ma Adnkronos ha ascoltato alcuni ex partecipanti del “Grande Fratello” e dell’ “L’isola dei famosi“, per capire qual è la molla che ancora attira il telespettatore verso i reality: le ultime tre puntate serali del GF hanno sbaragliato la concorrenza, mentre la prima de “L’isola” ha dovuto competere soltanto con la Champions League. I vip intervistati hanno anche fatto i loro pronostici sui vincitori: Aldo Busi per “L’isola” e Mauro Marin per il GF.

Vladimir Luxuria, vincitrice dell’ultima edizione del reality di Rai Due, ha spiegato:

Il reality show è ormai un genere televisivo. Il successo deriva da tanta curiosità e anche molta morbosità. Insomma lo spiare dal buco dalla serratura, un tema che purtroppo ha travalicato i confini del reality ed è presente tuttora nel dibattito politico.

Per Albano Carrisi, che partecipò alla stessa trasmissione ma si ritirò per cause di forza maggiore, il reality sfrutta il senso di immedesimazione del telespettatore:

Esistono certe realtà che vengono portate in TV e che appartengono a tutti quelli che le guardano o ne vorrebbero essere protagonisti. Ecco perché i reality sono un polo di attrazione.

Cristina dal Basso, ex gieffina, ha commentato:

Fondamentalmente siamo tutti dei grandi spioni. Ecco perché piace il GF. Tutti sono interessati alle dinamiche di come i personaggi riescano a superare le più diverse situazioni. Sicuramente c’è una immedesimazione. Piace spiare la vita degli altri a 360 gradi ed entra in gioco la morbosità.

E se lo spiare dal buco della serratura era parte integrante di certe commedie comico/erotiche degli anni ’70 e ’80, perché non riprovarci? Un’idea, quella dei reality, che appare vincente, almeno fino al prossimo cambio culturale.